L’omicidio del 47enne Raffaele Guarino, ucciso venerdì mattina nel garage della stabile dove viveva, in Via Fenoglio a Medesano, è solo l’ultimo di una sequela di fatti di Camorra avvenuti nel comune Parmense. Nel gennaio del 2006, le forze dell’ordine scoprirono che si nascondevano a Medesano due uomini ritenuti vicini a Ferdinando Cesarano, detto “Nanduccio ‘e’ Ponte perisca”, boss influente nella zona tra Pompei e Scafati. Si trattava dei fratelli Salvatore e Lucio Palumbo, oltre a loro venne denunciato per favoreggiamento anche un terzo elemento che li ospitava.
Quest’ultimo era il fratello di Salvatore Illuminato, trovato cadavere nel baule di un’auto nel 2003 a Casalecchio di Reno, poi l’autopsia accertò che quella strana morte fu causata da un’overdose. Il fatto che Medesano sia nota alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna per frequentazioni di questo tipo, porta a presupporre a qualche appoggio locale, come recentemente è avvenuto nel modenese. Del resto in altre vicende di Camorra, specie quelle relative al Clan dei Casalesi, ed a quelle della cosa mafiosa degli Emanuello, è emerso chiaramente che a Parma c’è chi ha interesse ad Avere rapporti con determinate strutture criminali. La condanna a morte che il Tribunale dell’antistato aveva sentenziato a carico di Guarino risale al 2005, quando la vittima scampò ad un altro attentato, ma non era noto per essere un elemento che avesse prestato collaborazione agli inquirenti, quindi la sua morte appare come un regolamento di conti tra camorristi. A volerlo ammazzare erano i vertici del clan Aprea-Cuccaro, Raffaele Guarin detto “Lellucio", li aveva traditi fondando il gruppo Celeste-Guarino assieme al ras Ciro “’O Roce", al quale hanno ucciso un figlio due anni fa.

Salvatore Pizzo