Il Ministro: temevamo la guerra civile

Il M inistro degli Interni Roberto Maroni ha testimoniato per circa un’ora e mezza davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nel processo contro l’ala stragista del Clan dei Casalesi capeggiata da Giuseppe Setola, imput ato della strage di Castelvolturno. «Dopo la strage abbiamo temuto una guerra civile. Gli immigrati avevano reagito con la manifestazione ed era forte il rischio che si innestasse una reazione a catena, in cui anche cittadini estranei alla criminalità potessero reagire in maniera violenta». A chiedere che venisse ascoltato dal giudice Elvira Capecelatro (a latere Maria Chiara Francica) è stato il Pm della Dda, Alessandro Milita che sta sostenendo l’accusa contro: Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Davide Granato, ritenuti responsabili dell’uccisione di sei immigrati nella sartoria «Ob Exotic faschio» di Castelvolturno. Il Pm ha chiesto che venisse ascoltato il Ministro a sostegno delle aggravanti del terrorismo e della discriminazione a fini razziali che ha contestato ai quattro imputati. «Stimammo che nell’area di Castelvolturno ci fossero circa 3000 immigrati irregolari ma non si doveva e non si voleva dare l’impressione che lo Stato se la prendesse con le vittime. Per questo tutta l’attenzione e la pressione investigativa fu rivolta al controllo del territorio con l’invio di 500 unità di rinforzo tra polizia, carabinieri e guardia di finanza e di 400 militari dell’esercito. Il gruppo Setola aveva iniziato a sparare nel mucchio – ha detto Maroni – ed era reale il rischio che potessero finire nel mirino anche rappresentanti delle istituzioni e politici. Ripeto, quella era una guerra civile e richiedeva risposte proporzionate».

Di red