I politicanti italiani continuano a smantellare la scuola con un cinismo senza precedenti, ieri a Napoli hanno manifestato migliaia di insegnanti ed operatori scolastici. Per capire qual è il trattamento che la politica riserva ai docenti, basta citare l’emblematico caso del professore comasco Luca Piergiovanni: alla fine dello scorso anno scolastico il 37enne professore di lettere fu premiato come “docente dell’anno”, ma dopo il prestigioso riconoscimento fu licenziato, gli scadeva l’ennesimo contratto a termine come insegnante di scuola media (quella che adesso la sado burocrazia ha definito scuola secondaria di primo grado).
Mentre in Italia lo stato lo premiava licenziandolo, dall’estero se lo contendevano due università quella di Ginevra e quella Yale. Il docente di lettere ha scelto caparbiamente di rimanere in Italia, quest’anno dopo l’ennesima riassunzione sta lavorando su uno “spezzone” di cattedra, solo 8 ore, nella scuola media di Olgiate Comasco. Un incarico che lo fa guadagnare al massimo 6-700 euro al mese. Tanto vale per i politicanti il lavoro il docente ritenuto più brillante nel campo dell’innovazione didattica. Al Corriere della Sera ha detto: “Nel mio Paese, ci credo ancora”. Dopo aver cambiato la sesta scuola in sei anni, per arrotondare il salario fa anche il deejay. Poi dopo assurdità di questo genere pretendono di valutare la scuola attraverso un ente, uno dei tanti del nostro Paese, che si chiama Invalsi.
Salvatore Pizzo