Tra i 29 arrestati nell’operazione “Serpe” che ha portato sgominare una sorta di filiale veneta del Clan dei Casalesi c’è anche un ex poliziotto, C. T.: secondo gli inquirenti continuava a spacciarsi come agente ed era usato dal Clan per intimorire gli imprenditori vittima dell’usura. L’uomo è di origine milanese ma risiede a Padova, secondo gli inquirenti fino allo scorso settembre si era staccato
dall’organizzazione e si era messo in proprio con la complicità della moglie. Qualche giorno prima dell’arresto era stato sottoposto a controlli in una discoteca, dove aveva avuto un’accesa discussione. Stando alle accuse, l’uomo spesso avrebbe usato il suo vecchio tesserino, di cui era stato denunciato lo smarrimento, per intimorire le vittime millantando avendo conoscenze nelle forze dell’ordine, dalle quali avrebbe saputo chi avesse osato denunciare. Secondo gli inquirenti, nonostante si fosse messo in proprio, avrebbe continuato ad usare il marchio dei “Casalesi” per incutere soggezione e terrore nelle vittime, un uso improprio del famigerato ma efficace marchio criminale, che si è visto già in altri casi in giro per l’Italia. Per dimostrare questi legami la gang scoperta in Veneto, avrebbe offerto anche confezioni di Mozzarella Aversana a qualche debitore. Solo tre su 135 presunte vittime del sodalizio criminale hanno denunciato attività usuraie, segno che l’omertà è presente a Nord come al Sud, la paura di morire. Gli investigatori parlano di pestaggi ai quali sarebbero stati costretti ad assistere anche i parenti delle vittime, in un caso anche un bambino. In un altro caso un uomo vittima di un pestaggio sarebbe stato costretto a farsi dimettere dall’ospedale.
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