Se i malavitosi hanno partecipato al film senza che i clan della Camorra si opponessero, per quale motivo minaccerebbero l’autore? Qualcosa non torna
Ormai si è perso il conto, anziché essere il cast di un film sembra essere una sorta di ritrovo di delinquenti, ancora una volta un “gomorrista” è finito in manette, spacciava a Scampia. Si tratta di uno di coloro che hanno recitato nel film “Gomorra”, tratto dall’omonimo libro. In tutto ciò c’è una contraddizione stridente: se il prodotto editoriale di Saviano diffuso dalla berlusconiana Mondadori ha dato così fastidio ai Clan, tanto da far temere per la vita dell’autore, chissà perché certi che lavorano al servizio dei boss hanno tranquillamente partecipato (remunerati) al film senza che i capi li “punissero” per aver contribuito alla divulgazione del loro “nemico” Saviano. Si tratta di ambienti dove senza l’autorizzazione dei boss non si muove foglia, eppure hanno partecipato a “Gomorra” e poi sono ritornati tranquillamente alla loro vita. Le manette si sono strette ai polsi di Nicola Battaglia, 20 anni di Giugliano, nel film è uno dei ragazzi sottoposti alla prova di coraggio per essere ammessi nel clan. Prima di lui è stato arrestato il cantante neomelodico Raffaele Migliaccio, 24enne di Casoria in arte “Raffaello”, dopo aver aggredito un vigile del fuoco a Napoli ha aggredito anche gli agenti intervenuti per fermarlo, è stato accusato di oltraggio, minacce, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio, fu condannato per direttissima a 1 anno. Una sua canzone “La nostra storia”, è stata utilizzata nel film. L’elenco continua anche con persone organiche al Clan dei Casalesi: Giovanni Venosa è l´attore, nipote di Luigi Venosa “Gigino O’Cucchiere” boss di San Cipriano d’Aversa , che nel film fa la parte del giovane boss dai capelli rossi. Conosciuto con il soprannome di “Giuvann’ O’ Russo” è coinvolto nell’inchiesta relativa alle estorsioni alla darsena di Pinetamare, era in una casa lavoro a Modena, per la precisione a San Giuliano Saliceto, ma secondo le accuse, anche dal modenese continuava ad imporre ad imprenditori e commercianti del nostro territorio il “regalo per i carcerati”, con lui sono finiti in carcere altri cinque, tra cui uno ritenuto molto vicino al capo dell’ala stragista del Clan dei Casalesi Giuseppe Setola. Un altro arrestato è Bernardino Terracciano 53 anni di Villa Literno, che nella pellicola interpretava proprio “Zì Bernardino”. L’uomo è coinvolto nell’indagine “Domizia”, con lui sono coinvolti anche la moglie di Setola, Stefania Martinelli. L’elenco continua con Salvatore Fabbrocino, il cui arresto avvenne grazie alle rivelazioni di Oreste Spagnuolo, uno dei tre presunti killer della strage di Castelvolturno catturati il 30 settembre scorso. Inoltre un altro attore che nel film interpreta “Pisellino”, fu fermato dagli inquirenti nel corso di un controllo scattato durante il banchetto nunziale di un altro personaggio in odore di Camorra. Tutte queste cose le sappiamo perché le hanno scritte decine di cronisti coraggiosi, che senza scorte e senza aver scritto “Gomorra” rischiano la pelle in silenzio. Lavorano per quei giornali che qualche big, “gomorrista” e super scortato, ha denigrato senza contraddittorio in una trasmissione di Rai Tre. Nell’occasione dell’arresto di Venosa, il deputato Maurizio Gasparri disse: “Più che per il record di incassi, Gomorra resterà alla storia come un film sfigato. Almeno per i presunti attori che vi hanno partecipato. Continuano a fioccare arresti di criminali a suo tempo stoltamente ingaggiati con ruoli da protagonista e poi ritrovati con le mani nel sacco. (…) Gomorra, sul cui valore civile non discutiamo, si sta rivelando sempre di più un film che di fatto ha finanziato dei criminali. E’ vero che andava rappresentata una verità estrema, ma era proprio necessario assumere dei delinquenti? La realtà ha veramente di gran lunga superato la fantasia. Tanto più che, come dovrebbero sapere Saviano e i produttori, c’e’ il rischio di continuare a remunerare dei camorristi”.
Salvatore Pizzo