panarella luigi

Il testo è scritto da Antonio Marino (per Osservatorio Cittadino)
Didascalia sotto il ritratto:
Luigi Panarella con alle spalle il Monumento ai Caduti nella piazza municipale di Trentola.

LUIGI PANARELLA
(Il poeta del colore)
Luigi Panarella, artista poliedrico, vide la luce ad Aversa il 13 giugno del 1915.
Per lo scoppio della I grande Guerra e le sue conseguenze, conobbe anni difficilissimi che lo fecero maturare anzitempo.
Dopo le scuole primarie, frequentate nella sua città natia, si iscrisse all’Istituto d’Arte di Napoli avendo come maestri Brancaccio, Chiancone, Barillà e Viti.
Nato con la pittura nel sangue, appena diplomatosi, si mise subito in evidenza per la sua intensa e originaleProduzione artistica che spaziava in più campi. Che lo portò giovanissimo, nel 1937, a vincere il I premio nazionale ai “Littoriali dell’Arte” superando, tra gli altri, concorrenti quali Guttuso e Fiume. Un anno dopo colse il suo primo e grande successo partecipando alla XXI Biennale d’Arte di Venezia presentandosi con il dipinto “La scolara” che fu molto apprezzato dalla critica e dal pubblico. Sempre nel 1938 espose sue opere alla Domus Herculanea Artium non sfigurando al confronto con gli artisti più noti del tempo come Brancaccio, Casciaro, Chiancone e Ciardo. Nello stesso anno partecipò al Concorso per il Manifesto Pubblicitario della “IV Piedigrotta” napoletana, aggiudicandosi il I premio ed ebbe la soddisfazione che la sua opera venne affissa in molte città italiane. A quel periodo risale la sua amicizia con Gerardo Dottori, uno dei principali esponenti del futurismo e dell’aeropittura, con la quale s’incontrerà, in seguito, in diverse occasioni. Tra il 1938 e il 1939 realizzò con Brancaccio e Barillà l’affresco della facciata del Teatro Mediterraneo, sito all’interno della Mostra d’Oltremare di Napoli. Nel febbraio del 1941 partecipò alla XI Mostra della Galleria di Roma, conoscendo Anton Giulio Bragaglia e Roberto Papini, con i quali contrasse buoni legami di amicizia. Nello stesso anno espose alla XXIII Biennale di Venezia l’opera “Orto di Guerra”, che fece non poco discutere la stampa specializzata. Nel 1942 si presentò alla Galleria Forte e al Palazzo delle Esposizioni della Capitale con altre sue opere, riscuotendo lusinghieri consensi. In piena II Guerra mondiale, sempre nel 1942, espose sei opere alla XXII Mostra interprovinciale che si tenne presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Passato il periodo bellico, intensificò la sua attività e nel 1953 vinse il II premio per il Manifesto pubblicitario della Piedigrotta iniziando poi ad allestire importanti Mostre per la penisola e per l’Europa, mietendo diversi riconoscimenti. Nel 1955 Panarella, forte della sua esperienza artistica, organizzò una personale nella sua città natìa presentando ben 75 opere nelle sale del locale complesso francescano. Nel 1970 fu nominato Direttore del Liceo Artistico . Dopo una serie di Mostre nella sua zona, nel 1971 espose a Milano con De Chirico, Enotrio, Maccari e Monachesi ricevendo dalla critica specializzata nel 1973 il I premio al Concorso Internazionale “Tavolozza d’Oro Marcona”. Verso la fine degli anni ’70 realizzò, su commissione, uno splendido Monumento ai Caduti nella piazza municipale di Trentola. Tra il 1980 e il 1982 inaugurò le sue ultime Mostre nell’ex Galleria d’Arte “Il Centauro”. Sita in Aversa nella locale piazza Crispi, ammaliando i visitatori con l’incanto dei colori dei suoi dipinti: bellissimi paesaggi incontaminati, pudici nudi femminili, invitanti nature morte e composizioni floreali trattate con gusto tutto personale. Dopo un’intensa vita, dedicata al culto della famiglia e febbrilmente all’Arte, Panarella si spegneva il 5 agosto 1983, colto da un malore improvviso: aveva compiuto da poco 68 anni. Con Lui se ne andava uno dei più prolifici ed importanti artisti aversani del Novecento, un pittore aristocratico e raffinato –come definito dalla critica- un vero poeta del colore, soffuso di una dolcezza incantata. Artista poliedrico in quanto scultore, pittore, scenografo, incisore e cartellonista insieme, Panarella, che ha sempre dato una interpretazione personalissima e originale della realtà che lo circondava reinventandola in chiave lirica, morendo, ha lasciato un numero imprecisato di opere varie, sparse in collezioni pubbliche e private. La città di Aversa, onorandolo, gli ha dedicato una piazzetta nel centro storico.

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