La Rubrica, curata da Alessandro Carotenuto (Osservatorio Cittadino)
Didascalia sotto il ritratto:
Alfonso De Michele, davanti al salone di “Pizzolucente”, dove si tratteneva con gli amici a parlare di problemi sociali e politici.
ALFONSO DE MICHELE
(Il socialista romantico)
Uomo dal temperamento di ferro, risoluto e schivo d’ogni servilismo, Alfonso De Michele aprì gli occhi ad Aversa il 4 dicembre 1870 da Francesco e Rachele Marini, nella locale via del Seggio. In quel tempo il padre, originario di Cesa, insegnava Lingue presso il nascente Liceo-ginnasio “D. Cirillo” di Aversa, da dove fece ritorno al paese natìo (con la famiglia) per assumere la carica di Segretario comunale. Terzogenito di ben dieci figli, di cui cinque maschi, Alfonso De Michele compì gli studi basilari presso una scuola privata cesana eccellendo, sin da bambino, per il precoce ingegno e la sua memoria prodigiosa. Che, accoppiati alla passione che aveva per lo studio della Storia principalmente risorgimentale, ne fecero una notorietà dai banchi delle elementari…tanto da riscuotere lusinghieri apprezzamenti da più parti. Apprezzamenti che andarono crescendo quando, studente del Liceo-ginnasio “Cirillo” di Aversa, cominciò a mettersi in evidenza con i primi saggi storici, in cui esprimeva già i suoi ideali di libertà, emancipazione e giustizia sociale. Conseguita la maturità classica brillantemente, nel periodo in cui era Preside il prof. Giuseppe Sellitto, si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli che dovette lasciare, per tre anni, per adempiere agli obblighi militari. Congedato, riprese gli studi universitari interrotti con gran profitto (sotto i luminari dell’epoca come Rummo, Morisani e Cardarelli) balzando alla ribalta, più volte, nel capeggiare tutte le dimostrazioni studentesche. Tanto da meritarsi, per il carattere impetuoso e al tempo stesso innovatore, il nomignolo di “pazzaglione” da parte del grande Antonio Cardarelli, preside della Facoltà, che lo aveva in grande considerazione. Laureatosi a pieni voti in Medicina il 6 novembre del 1896, all’età di ventisei anni, (sotto il rettorato di Luigi Miraglia), svolse la prima attività come medico di bordo sui vapori mercantili lungo la linea Napoli-New York. Tornato a terra, si stabilì a Cesa incominciando ad esercitare “filantropicamente” la professione a favore della locale popolazione fondando nel 1898 le “Leghe” dei contadini e del proletariato. Incurante dei rischi, fu sempre vicino ai malati e ai poveri anche durante la peste e il vaiolo, che colpirono la zona, confortando tutti con l’opera e le sue convincenti parole…con un’ abnegazione senza pari. Nel tempo libero non mancava di approfondire gli studi storici, soprattutto quelli riguardanti le memorie patrie, scrivendo sulle principali Riviste e i periodici in circolazione all’ epoca. Un esercizio che divenne per Lui l’ occasione per cercare di debellare l’analfabetismo imperante (fondò all’uopo un foglio “La Sferza”),che era molto accentuato nella zona aversana , e lo strumento efficace per combattere le ingiustizie sociali…delle quali parlava con gli amici nel salone di “Pizzolucente”. Amico dei principali pionieri del Socialismo come Lucci, Ferreri, Imbriani, Labriola, Podrecca e Morgari, De Michele scrisse interessanti articoli anche per il giornale “La Propaganda”, organo del Partito Socialista, firmandosi con lo pseudonimo Spartacus. Spinto dall’amor patrio e dal suo spirito patriottico, si adoperò moltissimo per far commemorare il compaesano Francesco Bagno, uno dei martiri più fulgidi dei moti partenopei del 1799. Nel 1905 mise in piedi le cosiddette “Leghe della Resistenza” che, creandogli intorno inimicizie, gli preclusero una quasi sicura nomina di Ufficiale Sanitario costringendolo a lasciare la sua amata Cesa. Girovagò per varie città della Toscana e del Veneto – come si legge nelle memorie scritte dal figlio Francesco – continuando passionalmente la sua apprezzata missione di medico accorto e premuroso e anche, considerati i tempi, di rivoluzionario. In compenso fu nominato socio effettivo della Società Astronomia Italiana di Torino insieme ad altre personalità del mondo scientifico di allora, tra cui Camillo Flammarion. Da annotare che, per i suoi meriti scientifici ed umanitari, l’Accademia Fisico-Chimica di Palermo ebbe a conferirgli il 20 febbraio 1913 un meritato e lusinghiero Attestato di riconoscimento che lo annoverava tra i più brillanti medici italiani. Ingegno versatile e profondo ragionatore, Alfonso de Michele, con la sua filosofia semplice e parimenti profonda, ebbe il dono di precorrere i tempi. Oltre alla Storia, studiò le Scienze Occulte, l’Astronomia , la Filosofia religiosa, le Scienze sociali e la Politica interessandosi anche di Zoofilia. Possedeva una ricca e varia Biblioteca ed amava viaggiare moltissimo prediligendo i luoghi e le opere manzoniane, che declamava quando non era impegnato nelle lotte politiche e sociali. Durante il fascismo, che lo mise da parte, rimase sempre fedele ai suoi ideali dichiarandosi “un cittadino libero”. Chiuse gli occhi a Cesa nel 1938, all’età di sessantotto anni, e non poté essere commemorato degnamente, dato il periodo: lo sarà soltanto nel 1961, in forma solenne, con l’intitolazione della principale piazza di Cesa al suo nome.
Antonio Marino
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