Il giudice del lavoro del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con sentenza del 5 marzo scorso, ha condannato l’ASL Napoli 2 a pagare ad un suo dipendente, difeso dall’avvocato Domenico Carozza, giuslavorista della CISL, la somma di 30.000 euro per i danni causati da dequalificazione e demansionamento. Il giudice ha riscontrato che dal 2007 al 2010, dunque per ben 3 anni,

il dipendente è stato svuotato del suo profilo professionale poiché le sue mansioni erano state affidate a ditte esterne. Allo stesso tempo, gli erano state annullate le password per accedere ai programmi di telecomunicazioni centrali e periferiche, e vietato di aprire i ticket. Questo comportamento da parte della ASL ha violato, secondo il giudice – accogliendo la tesi del difensore del lavoratore – il principio di equivalenza definito dall’articolo 2103 del codice civile e, quindi, posto dal legislatore a base della protezione del bene costituzionale della professionalità. Per la quantificazione del danno il giudice è ricorso al criterio equitativo definito ai sensi del codice civile e del codice di procedura civile, adottando come parametro la retribuzione ricevuta dal lavoratore perché ha ritenuto che questa sia un elemento commisurato, per la massima parte, al contenuto professionale delle mansioni svolte.

Veniero Adriano Fusco

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