Continuano le indagini per identificare gli assassini di Giovanna Arrivoli, detta Giò, la donna che si sentiva un uomo, e che aspirava ad essere un camorrista, per avere un ruolo di primo piano nel modo criminale delle piazze di spaccio di Melito, da sempre monopolio degli affiliati al clan Amato-Pagano, gli scissiionisti della prima sanguinosa faida di Scampia. Dalle ricostruzioni delle forze dell’ordine, Giovanna Arrivoli sarebbe stata rapita e torturata per rivelare alcuni nomi. Non si sa se la donna abbia parlato o meno, ma dopo le torture è stata uccisa con un colpo al cuore e due alla testa, trasportata fino al campo di via Giulio Cesere a bordo di un furgone, risultato rubato, e sepolta a faccia in giù, rituale che nel mondo della camorra è riservato a chi viene ritenuto un infame.
Alcuni giorni fa era stato fermato un uomo, ritenuto colpevole di aver seppellito il corpo della donna. In seguito è stato scarcerato per insufficienza di prove. Secondo gli inquirenti, Giovanna Arrivoli potrebbe essere stata uccisa nell’ambito di una lotta interna al gruppo degli Scissionisti. Infatti nel giro di pochi mesi sono stati eseguiti tre omicidi, si tratta nello specifico di un agguato in un bar, un caso di lupara bianca e un sequestro con esecuzione. L’omicidio dell’aspirante boss, dall’aspetto sempre più mascolino, sarebbe quindi collegato all’uccisione di Luigi Di Rupo, ammazzato il 5 gennaio in un bar di Melito e con la scomparsa di Davide Tarantino, 43 anni, vittima di lupara bianca, sparito nel nulla il 26 febbraio scorso. Dell’uomo è stata ritrovata, tre giorni dopo, solo la sua automobile nei pressi del Lago Patria. Si tratta di morti, apparentemente scollegate che in realtà sarebbero unite da un elemento comune, ovvero la restaurazione interna agli affiliati al clan Amato-Pagano. Gli inquirenti, ritengono che la morte della Arrivoli sia stata decretata per un buco di una grossa somma di denaro nelle casse del clan, che la donna non avrebbe versato per finanziare elementi del clan in rotta con il resto della cosca. Nuovi elementi potrebbero emergere dall’analisi dei movimenti dei soggetti che frequentavano il bar “Blue Moon” in Via Lussemburgo, gestito dalla vittima.
Secondo gli inquirenti, si sarebbe sottratto da morte certa anche Carmelo Borello, detto «Carminiello», cognato di Giovanna Arrivoli, che si era fatto arrestare due mesi fa, presumibilmente inscenando una violazione degli arresti domiciliari a cui era sottoposto, con lo scopo di scampare ad una possibile esecuzione.
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