La Camera ha detto no all’uso delle intercettazioni telefoniche di Luigi Cesaro detto “Giggin a’ purpett”, richiesto dal Gip del Tribunale di Napoli il 14 aprile 2016, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli su presunte tangenti per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nel Comune di Forio d’Ischia. Contro l’autorizzazione hanno votato in 285 Pd, Si, Fi, Fdi, a favore in 74 M5S e Scelta civica, mentre 20 della Lega si sono astenuti. L’autorizzazione è stata negata perché le registrazioni sono state fatte in una data successiva all’inizio dell’inchiesta, quando l’ex presidente della Provincia di Napoli era parlamentare.
Secondo l’accusa nell’appalto si sarebbe favorita la Cite, un’impresa ritenuta vicina a Cesaro e collegata direttamente a Forza Italia. La posizione di “Giggin a Purpett” era stata stralciata in attesa del voto sulle intercettazioni, nelle quali emergerebbero gravi indizi a suo carico. Ora però a rischiare sono i magistrati, accusati di aver violato la legge intercettando il parlamentare senza l’autorizzazione, prevista quando si ricopre tale carica. Tra le conversazioni che non potranno essere usate contro Luigi Cesaro, ce ne sono un diverse del 4 gennaio 2012. Una con Oscar Rumolo, persona di fiducia del senatore azzurro De Siano, in cui Cesaro si compiace dell’appalto a Cite: “Abbiamo chiuso una bella operazione”. L ’altra invece, è con un dipendente di Cite, Carlo Savoia: “In settimana poi ci vediamo, ci vediamo dopodomani, la Befana”.
Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un gergo in codice con riferimento alla data dell’appuntamento e alla tangente pattuita da assegnare a diverse persone, come rivelerebbe un’altra conversazione tra Savoia e Gallo, un altro dipendente Cite, anche questa del 4 gennaio: “La Befana la vanno trovando tutti quanti, tu forse non hai capito… la Befana ci vuole… ci cerca”.