
Questa mattina è cominciata la requisitoria per il processo “Il Principe e la Scheda Ballerina”, tra i venti imputati c’è anche Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario dell’economia del governo Berlusconi, tornato in aula dopo la condanna a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa decisa dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Al centro delle contestazioni di questo processo giunto alle ultime battute, «Il Principe», il centro commerciale mai realizzato a Casal di Principe, che secondo la Dda fu un’operazione studiata dal clan dei Casalesi per il riciclaggio del denaro sporco. Il ruolo di Cosentino, secondo l’accusa, fu quello di assicurare il finanziamento del progetto anche se privo di garanzie, esercitando delle pressione all’agenzia Unicredit di Roma – i cui responsabili sono indagati – affinché concedesse alla Vian un finanziamento di otto milioni di euro per la costruzione del centro commerciale. Secondo gli inquirenti a quell’incontro avrebbe partecipato anche Luigi Cesaro. Il finanziamento fu però successivamente bloccato perché la documentazione presentata risultava irregolare.
Nicola Cosentino è accusato anche di aver forzato il dirigente dell’ufficio tecnico del Comune a esprimersi favorevolmente in merito alla concessione per la costruzione della struttura, in violazione di tutte le norme urbanistiche. I reati ipotizzati dai magistrati sono di concorso in falso, riciclaggio e violazione della normativa bancaria. Luigi Cesaro, è stato invece ascoltato dai Giudici come persona informata sui fatti.
L’altro filone dell’inchiesta, da cui l’operazione prende il nome, riguarda irregolarità elettorali nelle amministrative a Casal di Principe del 2008 e del 2010. Nel 2007, esponenti del clan dei Casalesi si sostituirono, grazie a falsi documenti ottenuti con la complicità di dipendenti comunali, a certe categorie di iscritti – tra cui malati di mente, persone anziane, che abitavano a gran distanza dal Comune o appartenenti ai testimoni di Geova – servendosi delle schede elettorali al loro posto.
Mnetre nel 2010 attraverso il meccanismo della “scheda ballerina” i sostenitori del candidato a sindaco Antonio Corvino avrebbero truccavato le elezioni, portando fuori dai seggi una scheda elettorale in bianco che, dopo essere stata contrassegnata con il voto di preferenza, veniva consegnata a un altro elettore, il quale aveva il compito di inserirla nell’urna.
Di importanza cruciale le dichiarazioni del pentito Nicola Panaro, uomo di riferimento del gruppo Schiavone, che in passato ha affermato che il clan si era schierato dal punto di vista politico ed elettorale con Cosentino avendo, uno dei fratelli dell’ex leader del PdL sposato la sorella di Peppe o Padrin.