Dopo la recente scoperta della pala d’altare del Guercino da parte dell’esperto emiliano, Massimo Pulini, e l’arrivo nella città normanna del critico d’arte, Vittorio Sgarbi, sono state individuate due opere di Michelangelo Schilles, collocate sulle pareti dello scalone d’onore nel seminario vescovile di Aversa.
Si tratta del pittore napoletano vissuto nella prima metà del Settecento, le cui opere realmente riconosciute sono molto rare, in quanto visse gran parte della sua esistenza all’ombra del suo grande maestro, Francesco Solimena, di cui, come ritiene anche il biografo Bernardo De Dominici, fu collaboratore e assistente per circa quarant’anni.
Una delle due tele aversane, raffigurante una Pietà con Santi domenicani, era stata fino ad ora attribuita a Paolo di Majo, ma Giulio Santagata, presidente dell’associazione culturale “In Octabo” è giunto alla scoperta che si tratta invece di un’opera di Schilles. Santagata ha dichiarato: «Da quando l’ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Aversa ha stipulato una convenzione con l’associazione ci impegniamo strenuamente nello studio e nella valorizzazione delle opere d’arte sacra presenti nel territorio. È così che ho scoperto sulla Pietà una firma e una data mai notate da nessuno prima di me, nonostante il dipinto si trovi in un luogo molto frequentato e sia molto ben visibile. La scritta recita: “M.A.us Schilles Neapolitano F. MDCCXXXVI (1736)”. La “Pietà con Santi domenicani”, firmata da Schilles, era stata attribuita a Paolo de Majo da Anna Grimaldi, ossia la stessa studiosa che aveva attribuito al de Majo anche il “Martirio di San Sebastiano” posto sull’altare del transetto destro della Cattedrale, un dipinto che ho scoperto essere l’ultima opera firmata e datata del pittore grumese Santolo Cirillo. Recidiva, quindi.»
L’altra opera, raffigurante una Madonna col Bambino in trono e Santi, non ha alcuna firma, ma secondo il responsabile dell’Associazione culturale, che si occupa dei beni artistici della Diocesi di Aversa, sarebbe anch’essa attribuibile a Schilles.
«La collocazione originaria dei due dipinti è ignota – afferma Santagata- ma è la presenza di numerosi santi domenicani, nella “Pietà” (S. Tommaso d’Aquino, S. Domenico, S. Caterina da Siena e S. Vincenzo Ferreri), e di San Luigi IX di Francia, nella “Madonna col Bambino e Santi”, che mi fa supporre che provengano dal complesso di San Domenico, già intitolato proprio a San Luigi IX. Il patrimonio artistico di una città come Aversa – continua Santagata -non è costituito solo da pezzi unici, da qualche presunto capolavoro assoluto spesso spedito da centinaia di chilometri di distanza in un contesto che non gli appartiene. L’arte è invece e soprattutto fatta di opere in relazione tra loro; è un tessuto continuo la cui trama risulta indecifrabile se non si valorizzano le opere degli autori considerati, a torto, minori».