libreria il dono

Mentre nelle altre città d’arte il dibattito estivo è quasi ovunque incentrato sulla gestione dei flussi turistici e delle iniziative utili finalizzate allo sfruttamento dei cosiddetti “giacimenti culturali”, nella millenaria Aversa l’argomento clou è quello di come spegnere un polmone culturale fiorito grazie ad un manipolo di volenterosi che lo hanno fatto vivere nel rudere dell’ex liceo artistico in piazza don Diana, che da anni svolge la sua attività non lucrativa supplendo alle ataviche lacune delle istituzioni locali. Si tratta della libreria “Il Dono”. Nella città normanna si sprecano le prese di posizioni pro o contro la volontà dell’Amministrazione comunale di voler mandare via dall’attuale sede il meritorio sodalizio, nella quasi totalità si tratta di attori vanesi della politica locale le cui esternazioni, finalizzate al loro quarto d’ora di piccola notorietà, non vengono seguite dalla nostra testata che si rivolge ai nostri conterranei emigrati nel mondo. Sicuramente è legittima la volontà del Comune di voler riqualificare l’area occupata da un immobile pericolante, altrettanto legittima è la pretesa dei volontari de “Il Dono” che richiedono garanzie per avere una sede compatibile con quelle sono le attività svolte. Un’unica proposta sensata, a nostro giudizio, è quella che viene da Luca de Rosa, esponente storico della sinistra aversana, allocare “Il Dono” nella casa del grande Domenico Cimarosa. Il guadagno sarebbe triplice:
darebbe fruibilità ad un sito storico, oggi inutilizzato, che merita inquilini qualificati;
sarebbe un riconoscimento di alto livello che la città offrirebbe a “Il Dono” facendogli trovare casa in sito che ha una innegabile rilevanza internazionale;
cancellerebbe la vergogna che grava sull’intera città che non riesce a valorizzare un bene che altrove sarebbe tale da avere un richiamo internazionale.
Salvatore Pizzo