Lunedì Antonio Iovine detto “O’ Ninno”, avrebbe dovuto deporre al processo in cui è imputato Ferdinando Di Lauro, ma il collegio ha accolto la richiesta della difesa di visionare i testi integrali del pentito, e ora l’ex boss del clan dei casalesi verrà interrogato a novembre.
Proprio le dichiarazioni di Iovine furono fondamentali per l’arresto dell’imprenditore. “O’ Ninno” infatti, ha raccontato la nascita dei suoi rapporti con Di Lauro, indicandolo come uno degli imprenditori che usufruivano del suo sostegno.
Dai verbali depositati dal sostituto procuratore Antimafia Catello Maresca, si legge: «Lui metteva a disposizione le imprese, io la forza intimidatriche che sbaragliava la concorrenza». La vicenda risale al 2004 e riguarda le opere dell’ampliamento del cimitero di Aversa e gli interventi per l’area Pip della città normanna.
Secondo il pentito, che adesso sarà interrogato tra due mesi, “grazie all’ingegnere allora responsabile dell’Utc del Comune di Aversa” che sarebbe stato a sua “disposizione”, insieme all’ex sindaco di Aversa e all’architetto che ha redatto il contratto di ampliamento del cimitero, il cognato Nicola Fontana sarebbe riuscito ad aggiudicarsi il lavoro.
O’ Ninno ha poi raccontato che proprio il cognato gli avrebbe riferito che “c’era anche una ditta vicina a Michele Zagaria che era interessata al cimitero”, e quando incontrò l’ex primula rossa per parlarne e evitare contrasti, seppe dell’appalto indetto dal Comune di Aversa per l’area Pip.
“Seppi che anche un altro imprenditore era interessato ma i terreni erano già stati acquistati da Di Lauro così incontrai quell’imprenditore e gli disse che poteva comprare i suoli ma gli proposi un prezzo altissimo, di molto superiore al reale valore, di circa sei milioni di euro, e lui così rinunciò ai lavori. Le trattative per l’area Pip sono andate avanti finché non mi hanno arrestato, nel 2010, dopodiché non so cosa sia accaduto in merito” ha concluso il pentito.