Francesco Schiavone

Ha iniziato a collaborare con la giustizia Francesco Schiavone detto “Sandokan”, dopo 26 anni di galera trascorsi al 41 bis. Il neo pentito 70enne, per anni capo del clan dei Casalesi, è il custode di importanti segreti.

Era uno degli ultimi irriducibili della camorra, ma dopo anni passati in regime di carcere duro ha optato per il pentimento.
Secondo quanto si apprende, dalla cella ha fatto pervenire una richiesta di incontro ai magistrati della Direzione Nazionale Antimafia – oggi guidata dal procuratore Giovanni Melillo – per avviare i primi colloqui per la collaborazione con la giustizia.
L’avvio del percorso di collaborazione viene confermato dalla Direzione nazionale Antimafia. La decisione sarebbe maturata nelle ultime settimane, proprio in concomitanza con il trentesimo anniversario dell’omicidio di don Peppe Diana, ucciso il 19 marzo 1994 a Casal di Principe, dove quattro anni dopo fu catturato l’allora boss latitante.
Schiavone fu arrestato nel luglio del 1998, era recluso a L’Aquila nel reparto di massima sicurezza.
Anche due suoi figli, Nicola e Walter, alcuni anni fa hanno iniziato a collaborare con la giustizia.
La resa arrivata pochi mesi prima della scarcerazione del figlio Emanuele Schiavone, che entro l’estate dovrebbe tornare in libertà per fine pena.
Schiavone ininterrottamente detenuto al 41 bis, da principale imputato è stato condannato all’ergastolo nel maxi processo Spartacus, nel quale era accusato di sei omicidi, ma sta scontando anche altre condanne definitive all’ergastolo per almeno altri 5 omicidi.
Al momento, il contenuto dei primi verbali illustrativi è secretato. Tra le rivelazioni di Sandokan, potrebbero esserci conferme sulla sua scalata ai vertici del clan dei Casalesi e sull’omicidio di Antonio Bardellino, ammazzato in Brasile nel 1988, delitto che gli permise di prendere il comando dell’organizzazione criminale.
Si attendono inoltre, rivelazioni importanti anche sui rapporti con la politica e con l’imprenditoria.