antonio poziello

Il ROS dei Carabinieri, supportato dal Comando Provinciale Carabinieri di Napoli, ha eseguito una ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha arrestato 25 persone (di cui 20 sottoposte alla custodia in carcere, 5 agli arresti domiciliari) gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, di scambio elettorale politico-mafioso, nonché di estorsione, tentata estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, corruzione ed altro, delitti aggravati in quanto sarebbero stati commessi avvalendosi del metodo mafioso e con la finalità di agevolare le attività del clan Mallardo attivo a Giugliano. 

In particolare, le attività illecite sarebbero state poste in essere dagli indagati anche per destinarne i proventi all’alimentazione della “cassa comune” dell’organizzazione criminale, gestita per il sostentamento degli affiliati, ancorché detenuti, e dei loro familiari; inoltre, il clan sarebbe anche intervenuto in varie controversie tra privati in disaccordo tra loro ed avrebbe condizionato l’attività dell’amministrazione comunale, intervenendo nella campagna elettorale per le elezioni comunali di Giugliano nel settembre 2020. 

E’ stato anche emesso dal GIP decreto di sequestro preventivo di svariati beni (tra cui rapporti finanziari, terreni, fabbricati, aziende e/o società) per alcuni milioni di euro. 

Tra gli arrestati l’ex sindaco Antonio Poziello, oggi consigliere comunale, per il quale il gip di Napoli ha disposto il carcere gli vengono contestati diversi episodi corruttivi e anche di avere accettato l’aiuto elettorale del clan Mallardo, retto da Domenico Pirozzi, detto ‘Mimì o pesante’, reggente del clan versando 10mila euro a Francesco Mallardo, detto “o’ marmularo” e promettendo anche altri favori e appalti in caso di elezione alle ditte riconducibili all’organizzazione malavitosa.

 Poziello è stato sindaco  tra il 18 giugno 2015, con vittoria al ballottaggio, e il febbraio 2020), stando agli inquirenti i presunti contatti  avvenivano tramite Andrea Abbate, detto “zio Andrea”, intermediario tra clan e l’amministrazione comunale, finito in carcere. Domiciliari invece per l’ex assessore Giulio Di Napoli; per Filippo Frippa, dirigente del settore assetto del territorio dal 31 marzo 2017 al 1 giugno 2020 e per Ferdinando Cacciapuoti, nella veste di amministratore di una società.

 All’ex sindaco vengono contestate tra l’altro alcune turbative di gare d’appalto tra cui gli interventi di manutenzione per alcuni immobili comunali e per gli interventi stradali per il collegamento alla base Nato di Giugliano. 

I nomi degli indagati: 

Abbate Andrea

Abbate Francesco

Amicone Giuliano

Casoria Pasquale

Dell’Aquila Giuseppe

Di Girolamo Paolo

Di Mattia Giuseppe

Diana Gaetano

Felaco Aniello

Felaco Nicola

Fusco Francesco

Fuso Domenico

Giuliano Patrizia

Guarino Andrea

Legorano Vincenzo

Liccardo Paolo

Pirozzi Domenico

Pirozzi Francesco

Poziello Antonio

Strino Vincenzo

Pirozzi Giuseppe

Cacciapuoti Ferdinando

Di Napoli Giulio

Frippa Filippo

Marino Giuseppe

Di red