L’inviato del Giornale Gian Marco Chiocci in questi giorni di attenzione mediatica sul fenomeno spazzatura e Camorra, in un suo servizio dal capoluogo partenopeo ha ricordato la figura del «netturbino con la pistola», Nunzio Perrella, killer-pentito del clan Puccinelli che paragonò i sacchi con gli avanzi e le scorie a tanti piccoli lingotti d’oro. Un affare che si svolge per lo più nel cosiddetto triangolo della morte:

Qualiano, Giuliano e Villaricca, sconfinando nell’Aversano fino a Castelvolturno, una zona dove i tumori aumentano in maniera a dir poco preoccupante. L’Antimafia ha detto che: «Lo scempio ambientale cagionato dallo sversamento incontrollato dei rifiuti speciali proveniente da varie zone d’Italia (quindi anche dal Nord ndr) si intreccia con il business del ciclo dei rifiuti (trasferimento iniziale dal produttore alle imprese specializzate nella gestione dell’immondizia, trasporto e stoccaggio, riciclaggio e smaltimento) determinando le condizioni ideali per l’infiltrazione degli interessi camorristici». Va ricordato che recentemente i “masti” si sono fatti minacciosi con consorzi importanti, tra cui anche quelli operanti nel nostro territorio. «Per avere un’idea del livello di caos imperante nel settore – annota una relazione del senatore Michele Florino di An, membro della commissione parlamentare – bisogna pensare che uno dei vice di Bassolino all’epoca in cui costui era commissario straordinario all’emergenza rifiuti firmò un’ordinanza che dava la possibilità a un noto pluripregiudicato di Giugliano di avviare una discarica su terreni di sua proprietà». Scrive Chiocci nel suo reportage da Napoli: “Sotto questo profilo non si può non ricordare come alcuni comuni di centrosinistra siano stati «censurati» fino ad arrivare allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche (vedi Crispano) «per aver affidato la gestione dei rifiuti urbani, spesso senza regolari gare, a imprese collegate alle organizzazioni camorristiche locali, alle quali, tuttavia, la stessa struttura commissariale ha talvolta riaffidato il servizio». Lo stesso Antonio Bassolino, governatore della Campania, già commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, veste per la quale è indagato dalla Procura. Nell’atto d’accusa di conclusione indagini i pm sostengono sostanzialmente che l’esponente diessino abbia vigilato in maniera non sufficiente, infatti scrivono: «ha consentito le violazioni ambientali delle società incaricate dello smaltimento dei rifiuti». Accuse che vanno dimostrate, ma che testimoniano quale sia il marasma generale che attraversa tutta la classe dirigente campana, senza differenza di colori.

Di red