Proprio mentre il movimento Libera, ispirato da don Luigi Ciotti, a Roma sta tenendo gli “Stati generali dell’Antimafia”, in merito a questo drammatico tema è scoppiata una polemica politica che coinvolge l’ex parlamentare ed ora responsabile per la direzione Ds per la lotta alle mafie Lorenzo Diana.

Tutto riguarda l’elezione nella Commissione Antimafia dei deputati: Elio Vito (Forza Italia), noto anche come “Mister 100mila” perché tanti furono i voti che raccolse nel 1987 nel collegio Napoli-Caserta con la Dc e per aver patteggiato 2 anni per corruzione nel 1993 e Paolo Cirino Pomicino, uno dei cosiddetti ex vicerè di Napoli per la sua potenza ai tempi della “prima repubblica” (oggi è capogruppo alla Camera della Dc-Psi), già Ministro della Funzione Pubblica tra l’88 e l’89 e Ministro del bilancio tra il 1989 ed il 1992, è stato condannato a 1 anno e 8 mesi per le tangenti Enimont e coinvolto nella vicenda dei fondi Eni ha patteggiato una pena di 2 mesi. Lorenzo Diana dopo la loro elezione ha così dichiarato a Dino Martirano del Corriere della Sera: “L’elezione di Forgiane e Giuseppe Lumia alla presidenza ed alla vice presidenza dell’Antimafia è una garanzia… Peccato che alcune forze politiche di centrodestra non abbiano colto il ruolo di questo organismo, arrivando a nominare Paolo Cirino Pomicino ed Alfredo Vito due parlamentari che hanno alle spalle condanne per corruzione. Il Parlamento ha bisogno di una commissione autorevole e credibile e purtroppo tali nomine vanno in un’altra direzione”. Pomicino ha così risposto, sempre dalle colonne del Corsera: “Che dire del senatore Diana? Che è di San Cipriano d’Aversa, uno dei comuni a più alta densità camorristica dove noi non andavamo neanche a fare la campagna elettorale. Cosa hanno fatto i comunisti? Diana deve vergognarsi. Dove stava il suo partito quando nel 1989 votò contro il decreto legge Andreotti-Vassalli, il sottoscritto era Ministro del Bilancio, che fu una sorta di “mandato di cattura” contro i mafiosi usciti per decorrenza dei termini?”. Intanto mentre i politici discutevano in questi termini, dall’incontro di Libera è emerso che sono passati 6 anni dalla confisca della villa del boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”, capo del Clan dei Casalesi, ma i familiari del boss di Casal di Principe la abitano ancora, i beni sottratti ai Casalesi sono più di 60 ma quelli utilizzati sono solo 15. Le ville sequestrate vengono danneggiate dai boss irreversibilmente in modo da essere inutilizzabili, mentre le aziende diventano oggetto di furti, in un allevamento sequestrato a Francesco Bidognetti detto “Cicciotto e Mezzanotte” in una notte furono portate via tutte le bufale. Salvatore Pizzo