Ormai la strategia è chiara, i rappresentanti sindacali delle categorie ippiche sono la voce di qualcuno che, insieme ad alcuni giornalisti amici, ha interesse a strumentalizzare la drammatica situazione del nostro territorio per far confluire in altre strutture le giornate di corsa e del relativo montepremi assegnato all’Ippodromo Cirigliano. Nella città di Aversa la Camorra c’è e tende a lucrare su tutte le attività economiche, questo nessuno lo nega, ma il problema è di tutta l’Italia meridionale, quindi chissà perché gettano la croce solo sul Cirigliano dove la spesa per la vigilanza privata e la presenza delle forze dell’ordine è sotto gli occhi di tutti.

Dicono di temere per la loro incolumità, hanno paura che “ci scappi il morto”, e se la situazione di blocco ad oltranza dovesse perdurare chiedono di non volerci perdere molto e avanzano l’ipotesi di spostare le corse in altri impianti campani, cioè quelli di Napoli (Agnano) e Pontecagnano (Valentinia), come se quelle località si trovassero dove la Camorra non esiste. Una presa di posizione strumentale perché è sono loro stessi ad aver dichiarato lo sciopero che sta bloccando il Cirigliano, vogliono garanzie di maggiore sicurezza, non gli è bastata la parola di un colonnello dei Carabinieri presente alla riunione svoltasi mercoledì a Roma, ma nello specifico non dicono bene quale misura vorrebbero fosse adottata. Questi personaggi che si sentono in pericolo, ma fanno finta di non ricordare che un omicidio già c’è stato in un ippodromo campanano, è avvenuto nell’impianto napoletano di Agnano nel 2003. I sicari entrarono nelle scuderie a bordo di un motorino, freddarono Baldassarre Costantino di 30 anni, un incensurato che abitava nel vicino quartiere di Fuorigrotta ed era proprietario di un cavallo custodito nelle scuderie dell’ippodromo. Lo crivellarono con otto colpi di pistola. I sindacalisti ippici non invocarono alcuna misura particolare, non fecero nessuno sciopero, non si laentarono della vigilanza, per loro l’ippodromo di Agnano è più sicuro del Cirigliano, chi lo gestisce offre più garanzie della Saita che è proprietaria della struttura aversana. A questo punto ogni commento è superfluo. La loro posizione si commenta da sola, ecco cosa hanno scritto dopo l’incontro di mercoledì a Roma:

“I sottoscritti rappresentanti delle categorie professionali di proprietari, allevatori, allenatori e guidatori trotto, nella premessa:

> constatato che le condizioni per partecipare alle riunioni presso l’ippodromo di Aversa rimangono assolutamente insostenibili,

> che non è possibile gareggiare in un clima nel quale il rischio della incolumità personale e del contatto con i malavitosi è costante,

> che si rivela indignitoso, professionalmente devastante ed umanamente umiliante gareggiare nel discredito dell’opinione pubblica e nel rischio di essere considerati partecipanti in corse combinate > che l’Unire nell’odierno tavolo non è stata in grado di predisporre un piano che garantisca un regolare svolgimento delle corse

PROCLAMANO L’astensione dalla dichiarazione dei partenti delle riunioni di Aversa sino al ripristino delle condizioni di normalità”.

(Salvatore Pizzo)