I nostri politicanti locali ci hanno inflitto un’ennesima umiliazione, a tutelare il nostro vino Asprinio ci devono pensare i casertani, del resto cosa potremmo aspettarci da gente che si prodiga per abbattere i filari d’uva per costruire degli immondi quartini. Questi politicanti quartinari ragionano al contrario: agiscono come se il vino di qualità fosse un piccolo affaruccio da pochi spiccioli e poco spendibile sui mercati mondiali, mentre i loro piccoli fabbricati nemmeno fossero opere innovative dell’architettura moderna da poter incrementare chissà quali virtuosismi economici, insomma si accontentano degli spiccioli.

Nei giorni scorsi due amministratori di quella Provincia di Caserta che nostro malgrado siamo costretti a sopportare, l’assessore alle Politiche agricole Mimmo Dell’Aquila, e quello all’Ambiente, Maria Carmela Caiola, hanno infatti riunito a Villa Vitrone (nel casertano!) sindaci e amministratori dei Comuni del nostro territorio allo scopo di definire un protocollo d’intesa per la salvaguardia della vite maritata, oggi a rischio di estinzione. Alla meritata lezione dei casertani sono andati il sindaco di Cesa, Fiorillo, il commissario prefettizio di Trentola Ducenta Motta, gli assessori all’Ambiente dei Comuni di Parete (Iavarone), Succivo (Russo), Casapesenna (Zagaria), il consigliere comunale di Lusciano Castaldo, il delegato del Comune di Aversa de Sire, mentre erano presenti per la Coldiretti Tommaso De Simone, per la Cia Salvatore Ciardiello, per Legambiente Francesco Pascale e Mario Schiavone dello Stapa Cepica regionale. Gli assessori casertani vogliono un censimento delle aree in cui ancora permane la coltivazione dell’Asprinio con vite maritata al pioppo. Aree che dovrebbero essere tutelate all’interno dei Piani urbanistici comunali (Puc) anche attraverso l’istituzione di un Parco urbano intercomunale; l’altra finalità è predisporre incentivi per gli agricoltori, anche sotto forma di contributi per l’innovazione tecnologica. Le tradizionali coltivazioni, infatti, raggiungono anche i 10 metri di altezza, e devono essere potate con gli “scalilli”, che ormai solo anziani agricoltori sanno manovrare. Si mira quindi all’utilizzo di mezzi meccanici, per consentire agli operatori di lavorare in piena sicurezza e valorizzare un vino che, grazie all’altezza della vite, guadagna in tasso di acidità ed è per questo ricercato dai produttori. In tal senso si guarda anche alle opportunità offerte dal Piano di sviluppo rurale. Per questo a breve sarà convocata un altra riunione, ma cosa ci si può aspettare da gente che taglia delle viti che sono una miniera d’oro per distruggere il territorio, convinti che rimediato realizzo possibile con i quartini è più conveniente. Altrove col vino di qualità, piazzato sui mercati mondiali, stanno diventando miliardari da noi ci si accontenta di cose da straccioni.

Salvatore Pizzo