Caro sig. Petrarca, io sono semplicemente un giornalista, non rappresento forze, faccio il mio lavoro ed attraverso esso esprimo il dissenso di questa "sottomissione" che Aversa sta subendo da decenni. Sono parzialmente d’accordo con lei, ma area metropolitana di Napoli significherebbe essere il prolungamento di Scampia, e poi noi non siamo propriamente napoletani, ma alleandoci di più con Giugliano (che è la terza città della Campania ed uno dei comuni più estesi d’Italia)
ed avendo più sinergie con i comuni atellani di Frattamaggiore e Casoria (ognuno dei quali supera i 30mila abitanti), e con quelli di Sant’Antimo, Crispano, Grumo Nevano e Frattaminore (che da mille anni fanno parte della Diocesi di Aversa) e con la confinate Melito potremmo arginare, nel senso buono del termine, il napolicentirsmo. Alleggerire quella provincia e ricostruire la millenaria identità nostrana. Tuttavia, noi saremmo addirittura favorevoli all’abolizione in toto dell’istituzione provincia, come ha recentemente proposto il presidente di Confindustria Montezemolo, ma finchè esiste quella di Caserta dobbiamo difendre la nostra identità. In relazione al binomio camorra/discariche che caratterizzerebbe la nostra immagine di Provincia, lei ha ragione, ma non perchè è quello il nostro unico biglietto da visita, semplicemente perchè le varie parti politiche sono infnestate da personaggi (saranno pur brave persone, per carità) becere che per loro limiti naturali non sanno nemmeno veicolare e sfruttare quelle che sono le nostre peculiarità, sono decine gli analfaeti, gli zotici che affollano le liste dei partiti, dove le persone "civili" almeno nell’aversano sono in netta minoranza. Per la verità il discorso Provincia dovrebbe camminare di pari passo all’evoluzione della rppresentatività, nel mondo capita spesso di ritrovare politici disonesti ma con una istruione di base normale, ma che debbano essere palesemente ignoranti come capre è un imbarazzante unicum tutto nostro, eppure il tasso di scolarizzazione della popolazione è alto, bisogna spronare la gente ad uscire dal guscio. Altrimenti rischiamo di morire per colpa del tasso analfabestimo che affligge la politica (e non è una provocazione, ma un dramma reale). Cordialmente. Salvatore Pizzo