Doveva scontare una condanna a 5 anni, ma il fatto che non si sapesse dove mandarlo dopo la fine della pena ha fatto in modo che un recluso dellOspedale Pschiatrco Giudiziario Filippo Saporito rimanesse lì per 25 anni, cose come queste non succedono nemmeno nei paesi governati dai più spietati regimi autoritari. La vicenda che ripercorre un dramma più volte salito alla ribalata delle cronache, il difficile reinserimento nella società dei detenuti di quello che una volta era chiamato manicomio criminale.
Questa storia sarà raccontata da uno speciale del Tg2, che nei giorni scorsi ha anche fatto tappa al centro di salute mentale di Aversa, sia in un appartamento per gruppi di residenza, sia presso la direzione generale dellAsl, dove è stata intervistata la direttrice generale Angela Ruggiero. Il responsabile del settore socio-sanitario, Fabrizio Starace e il responsabile aziendale per la sanità penitenziaria, Giuseppe Nese che hanno materialmente accompagnato il giornalista Valerio Cataldi hanno illustrato quanto messo in campo dallAsl sul fronte dei degenti dimessi o in fase di dimissione dallospedale psichiatrico giudiziario aversano. Quale storia emblematica sarà raccontata quella di questo povero cinquantenne rimasto 25 anni in Opg dove doveva scontare una condanna a cinque anni per un reato consumato allinterno del nucleo familiare. E stata, in pratica, filmata una giornata tipo di questo sfortunato, dai momenti di normale vita quotidiana nel gruppo di convivenza coordinato dal responsabile dellunità operativa di residenzialità riabilitativa e centro diurno, Arturo Rippa. Luomo, inoltre, frequenta presso palazzo Orabona, corsi di cucina e ballo (rientranti nel progetto Benessere), oltre a partecipare a un gruppo di self-help, attività coordinate dallo psichiatra Luigi Valoroso e dallo psicologo Fabio Dito. Grazie al lavoro portato avanti in questi mesi, si stanno ricucendo anche i rapporti con la famiglia dorigine, tanto che si stima entro fine anno potrà tornare a casa. Con il direttore dellOpg Adolfo Ferraro ha dichiarato la dottoressa Ruggiero al giornalista Rai abbiamo deciso di affrontare il nodo della dimissione dei degenti dellospedale psichiatrico giudiziario. Con la tenacia dei nostri operatori abbiamo dimostrato come sia possibile andare oltre la paura che ammanta questo tipo di patologie e favorire un reinserimento non solo nel tessuto sociale, ma anche nella famiglia dorigine in seno alla quale spesso sono stati commessi i reati. Il direttore generale ha spiegato i termini dellinnovativo processo che si sta portando avanti per attuare un programma che prevede la stipula di una convenzione con le Asl di competenza territoriale, anche extra-regionali, volto alla realizzazione sul territorio della Asl di Aversa di un Progetto terapeutico riabilitativo individuale sostenuto da un budget di cura a carico della Asl di competenza, ma che consente a quella di Aversa di ospitare nelle proprie strutture (case famiglia e simili) le persone dimesse quando le aziende territoriali di provenienza non ne abbiano la possibilità.