Emergono altri risvolti relativi al crack della Finmek, ammonterebbe a cinque milioni di euro il “tesoro” che i coniugi Fulchir, i due principali indagati per questa vicenda, avrebbero occultato sul conto cifrato aperto presso una banca di Lugano, soldi che grazie ad una rogatoria internazionale sono stati poi posti sotto sequestro. La notizia è sata riferita da fonti investigative della Procura di Padova che sta conducendo l’inchiesta dalla quale sono scaturiti otto ordini di arresto.

Per questa vicenda che per le note vicende, interessa da vicino i dipendenti della Ex Texas di Aversa, ci sono anche altre nove persone indagate libero, tra questi c’è anche Roberto Tronchetti Provera, il fratello del più noto Marco presidente della Telecom. Cinque sono coloro che sono già in cacere, mentre tre sono i latinanti. I soldi che gli investigatori della Guardia di Finanza hanno trovato a Lugano, sarebbero arrivati dal Regno Unito da un’azienda denominata Starvern, che a sua volta li avrebbe ricevuti dall’Italia. Oltre a non aver onorato un bond da 150 milioni di euro, collocato dalla banca Caboto del gruppo Intesa, di che ha danneggiato ben 11 mila risparimatori, la Finmek ha lasciato un buco da un miliardo e 300 milioni di euro. Oltre alla capofila sono state coinvolte nel default altre trecici società del gruppo. In manette oltre al patron Carlo Fulchir e la moglie Doris Nicoloso, sono finiti anche il fratello Loreto Fulchir, il commercialista Paolo Campagnolo e Guido Sommella, manager del gruppo. Sono latitanti i manager: Vittorio Scialagna, Luigi Boschi e Guido Gemellaro. Le accuse sono varie: associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta per distrazione, malversazione, riciclaggio, aggiotaggio e truffa. Per quanto riguarda le vicende che hanno interessato i continui passaggi di proprietà e la definitva distruzione del sito Ex Texas di Aversa, oltre alle inchieste aperte dalle procure di: Padova, Ivrea, Santa Maria Capua Vetere e Napoli, sarebbe opportuno che qualche magistrato andasse a guardare anche a ciò che avvenuto prima, è normale che agli americani della Texas Istruments, prima di vendere, siano stati conferiti consistenti finanziamenti pubblici?

Salvatore Pizzo