Dopo lo sciopero dei giornalisti italiani, che come mai dal dopoguerra fino ad oggi sono dovuti cendere in piazza per difendersi da leggi liberticide, mirate a perseguitare la categoria con carcere e sanzioni pecuniarie insostenibili, qualcosa si muove ma solo a parole. Il cosiddetto disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, non dispone solo sulla registrazione delle telefonate, ma contiene anche una norma che vieta di parlare di qualsiasi indagine fino alla fine delludienza preliminare.
Per fare un esempio con la cronaca di questi giorni, se la legge fosse già in vigore non si potrebbe parlare della vicenda di Hina e del caso Visco. Il provvedimento tipico dei regimi dittatoriali, è stato già votato dalla Camera dove è passato alla quasi unanimità, solo 7 astenuti. I politici, o piliticanti vari, hanno paura che si parla delle indagini ci sono loro ed i loro amici. Mastella, che è anche un giornalista professionista nellorganico della Rai di Napoli, dopo lo sciopero ha dichiarato allAnsa: Sono punti di vista, io continuo ad essere affezionato al mio, ed i colleghi giornalisti al loro. Vediamo se si potrà arrivare ad una composizione con una via di mezzo, il Ministro lascia aperto uno spiraglio, vuole trattare sulla libertà di stampa, una flebile speranza per chi si occupa di cronaca giudiziaria. Nei giorni scorsi una delegazione composta da: Franco Siddi, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italia, dal segretario Paolo Serventi Longhi, dal Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Lorenzo del Boca e dal segretario Vittorio Roidi hanno avuto anche un un incontro con il Presidente del Senato Franco Marini, al quale sono state illustrate le pesanti preoccupazioni della categoria. Marini ha auspicato che prima che la leggi passi allesame dei senatori, vi sia un incontro tra i singoli gruppi parlamentari ed i rappresentanti dei gironalisti. "La Legge, che doveva servire a impedire le intercettazioni illegali – si legge in una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio nazionale dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani – vieta, invece, la pubblicazione fino alla conclusione delle indagini preliminari, ovvero fino al termine dell’udienza preliminare, di atti processuali già perfezionati e completi che, in quanto tali, il codice considera non più coperti dal segreto di indagine". "La stampa è libera, – ha spiegato Guido Columba, presidente dell’Unione Cronisti – l’art.21 della Costituzione dice che questa libertà non può essere limitata da una legge ordinaria dello Stato, ma trova limite esclusivamente nella legge sulla stampa". "Un disegno di Legge che mette in serie difficoltà i giornalisti e limita così il diritto di cronaca" ha commentato Vittorio Roidi facendo osservare come sia "curioso che questo Governo faccia una legge che limita il diritto di cronaca e che mette i cronisti in grande difficoltà, rendendo così più difficile il loro lavoro, impedendo di dare notizia delle indagini preliminari dei procedimenti", è stato duro anche il parere del Presidente Lorenzo Del Boca: "L’Italia è un paese di piccoli e grandi segreti: a distanza di decenni non si sa ancora cosa sia successo nella strage di Piazza Fontana o in quella dell’Italicus ed in altre dozzine di posti. C’è quindi bisogno di più informazione e non di meno informazione. Una legge che imbavaglia i giornalisti non è nell’interesse del paese e se si vuole tutelare il cittadino e la sua privacy non è questo il modo di intervenire".
Salvatore Pizzo
Questo giornale cntinuerà nella sua protesta per adesso isolata continueremo a non pubblicare le notizie, tranne quelle negative, che riguardano lUdeur e Mastella, se censura ci devessere iniziamo da chi la propone.