Tanto ma tanto tempo fa, cera un Paese, fatto a forma di stivale, abitato da tanti popoli diversi, riuniti tutti sotto la stessa bandiera. Uno di questi si faceva chiamare il Popolo della Sinistra. Era gente fiera, in gran parte contadini, operai, impiegati, artigiani, ma non mancavano i benestanti, gli industriali e i ricchi intellettuali. Proprio questultimi, anzi, formavano la classe dirigente di questa variegata popolazione.
La loro filosofia di vita era basata sui principi universali della pace, dellequità sociale, della libertà di pensiero, delleguaglianza davanti alla legge ecc. anche se questi principi non sempre erano rispettati, ci si sforzava di ispirarsi ad essi, quando si discutevano nuove Leggi insieme alle altre genti. Il Popolo della Sinistra si contrapponeva, in particolare, a due altri gruppi: i cristianocratici e i neri. Scaramucce, dispetti, sgarbi e scortesie erano allordine del giorno tra questi popoli. Addirittura, in seguito a gravi episodi di reciproche barbarie, un giorno ebbe inizio una sorta di guerra civile che coinvolse tutto il Paese a forma di stivale. Dopo tanti anni e tantissime sofferenze, la guerra civile, che aveva insanguinato quel paese straordinario e invidiato dal resto del mondo per le bellezze artistiche, monumentali, storiche e paesaggistiche, cessò. Tutto sembrava tornare alla normalità, quando arrivò allimprovviso, dal Regno di Mediolanum, un Cavaliere che si faceva chiamare lUnto dal Signore. Questo Cavaliere, forse davvero unto perché a volte si avvolgeva in strane bandane, riuscì a realizzare quello che nessuno era mai riuscito a concretizzare: riunire sotto la stessa bandiera (un tricolore somigliantissimo al vessillo del Paese a forma di stivale) un gran numero di popoli dai principi diametralmente opposti luno allaltro. Nella nuova casa comune entrarono i Forzuti, i Lumbard, una parte dei Cristianocratici e i Neri che, però, col passare del tempo si erano trasformati in Grigiochiari. Pur di conquistare il potere, si erano fusi in un unico calderone popoli che, fino a pochi anni prima, si schifavano. A quel punto, per non farsi sconfiggere dalle forze avversarie, il Popolo della Sinistra pensò bene di turarsi il naso e allearsi con un altro popolo, capeggiato da un Beneventano, con una parte dei Cristianocratici (quella che non si era voluta alleare con lUnto), dal Popolo dalle ex mani pulite e da altri piccoli gruppi etnici (i Valligiani, per esempio). Il Popolo della Sinistra, familiarmente chiamato La Sinistra, oltre ai grandi pregi nascondeva, però, un difetto gigantesco: lincapacità di stare insieme con gli altri e, ancora peggio, lincapacità di restare uniti. Appena si riunivano una decina di popolani della Sinistra, anche solo per una spaghettata, si formavano vari gruppetti che davano subito il via al balletto delle scissioni, dei ricongiungimenti, delle differenziazioni, delle autonomie, dei raggruppamenti, degli eremitaggi, dei girotondi, delle rivoluzioni, delle involuzioni, delle circonvallazioni e altre coglionate simili. Alla fine nessuno ci capiva più una mazza. Nessuno sapeva cosa pensava laltro. Su di un qualsiasi argomento si diceva tutto ed il contrario di tutto. Una specie di Torre di Babele, abitata da ciechi e sordi, immersi in una coltre di fumo. Un incubo. Ovviamente di tutto questo bailamme il primo a beneficiarne fu lUnto. Un giorno, poi, quando tutto sembrava perso, mandato dalla provvidenza (o chissà da chi ) arrivò un Prode Condottiero: un dotto ciclista con la faccia tonda, simpatica e da bonaccione. Il Prode condottiero, spaventato dalle intenzioni dellUnto, riunì tutti i popoli anti Cavaliere e disse loro: Raggruppiamoci tutti sotto una sola bandiera o il Cavaliere ci fa Neri. Detto fatto, i popoli, dopo aver accettato quasi allunanimità (con solo il 75% di pareri discordi) la nuova Carta dei Valori e dei Programmi, marciarono compatti verso il Sacro Monte Elettivo. In una notte buia e tempestosa, ci fu lo scontro finale allarma bianca (matite e gomme da cancellare a volontà, da una parte e dallaltra). Alla fine vinse La Sinistra. Da quel giorno, però, forse grazie al tradimento perpetrato da qualche gregario dellUnto Cavaliere, il Popolo della Sinistra non ebbe più pace. Tutti quei principi che erano stati per secoli alla base della civiltà sinistrese erano scomparsi dalle leggi, dai regolamenti, dalle disposizioni, dagli editti emanati dal Prode e dai suoi fedeli membri del Consiglio degli Intoccabili: il Visconte di Foggia, il Duca di Padoa, lImperatore di Benevento, lUomo dal Monte Nero detto anche lOratore di Bisacce, lAmmiraglio Balena, la Prode Lancillotta, il Governatore di Paris, il Vescovo della Sacra Ruotella, il Pastore di Salerno ecc. Il popolo della sinistra era veramente incazzato. Non sapeva più a quale Santo votarsi. San Bertino del Kashmir e il Martire Marino, da lassù non potevano fare molto. Gli altri Capi del Popolo della Sinistra, purtroppo, si erano ammalati della Mania di Tafazzi. Una strana malattia mentale che li costringeva a martellarsi gli ammennicoli fino a farli sanguinare e che provocava gli stessi sintomi della Sindrome di Tourette (che costringe chi nè colpito a riempire dinsulti chiunque gli capiti a tiro, specialmente se è della sua stessa parte politica). Anche il Prode Dilibert, uno dei Guardiani della Purezza, incominciava a dare segni di pazzia. Minacciava il Prode Condottiero di tagliare le corde del ponte levatoio del Castello di Chigi, sede del Consiglio degli Intoccabili, se questi non avesse reintrodotto lo jus primae noctis. In realtà i bene informati, facevano risalire questa strana richiesta alla travolgente passione che il prode Dilibert nutriva per unavvenente (così dicono) pulzella, tale: Bindella delle Rose. Anche se il Prode Condottiero si affannava, giustamente, a sostenere che lo jus primae noctis in realtà non era mai esistito, il Dilibert di punto in bianco, dopo appena due anni, tre mesi ed un giorno dallinsediamento del Consiglio degli Intoccabili, tranciò di netto le corde che sostenevano il ponte levatoio, isolando, di fatto, il Castello di Chigi dal resto del Paese fatto a forma di stivale. Non che questo preoccupasse molto la popolazione. Gli abitanti del castello erano già così lontani dalla vita reale che, per non sentire gli insulti della gente, viaggiavano a bordo di carri insonorizzati colorati di blu e circondati da feroci Guardiani del Corpo. Mentre già si preparavano i nuovi Tornei per decidere chi dovesse diventare il nuovo Condottiero Supremo, accadde qualcosa dincredibile. I popolani della sinistra dissero basta. Era giunta lora di cambiare il loro condottiero. Ma bisognava preventivamente consultare lOracolo del Sacro Grillo Riccioluto. Detto fatto. Appena arrivati dal Sacro Grillo, i popolani della sinistra, chiesero in coro: Chi ci porterà alla Vittoria. Il Gran Riccioluto parlò e disse, con voce stridula: Larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra che ho detto la mia. I popolani non capirono una minchia di quello che volesse significare la frase. Allora il Grillone specificò meglio: Larga è la foglia, stretta è la via, scegliete Veltroni, Letta, Adinolfi, Bindi, Gawronski, Schettini (o Bersani) ma sappiate che, alla fine, diventerete tutti Democristiani.
Ugo Persice Pisanti