Dove sono tutti quelli che urlavano ai quattro venti denunciando le presunte minacce della Camorra lamentate dallo scrittore, targato Mondadori, Roberto Saviano, che ha raccontato nel suo libro quello che decine di cronisti vanno scrivendo da sempre. Un nostro collega, Carlo Pascarella del Giornale di Caserta, che già da tre mesi vive sotto protezione,

non ha ricevuto delle semplici minacce ma ha subito veri e propri attentati intimidatori e nessuno ha detto nulla, dove sono quei grossi nomi che con le loro apparizioni hanno contribuito al fenomeno editoriale "Gomorra". Eppure a minacciare Pascarella è lo stesso clan che ha già ucciso Giancarlo Siani. Quello che è accaduto a Pascarella è pesante, e non ci dicano che non sanno. I telegiornali nazionali, e quei grandi colleghi che li dirigono, che sono lì per merito e non certo per indicazione politica, hanno censurato la notizia che è stata data anche dall’Ansa. Sulle presunte minacce all’autore di "Gomorra" sono stati scritti fiumi di inchiostro, eppure Saviano ha denunciato cose che Pacarella scrive da quand’era bambino. La libertà di stampa in Italia è a rischio, non solo per gli interventi legislativi che si vorrebbero introdurre, ma anche per quello che i giornalisti che si occupano di criminalità organizzata rischiano, A Palermo è stato preso di mira un giornalista dell’Ansa, Lirio Abbate. Questa volta la Camorra ha mandato il suo messaggio trasversale colpendo la sorella del giornalista Carlo Pascarella, tutto è avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì. Il collega è responsabile della cronaca nera del quotidiano “Il Giornale di Caserta” è originario di Pignataro Maggiore (Caserta), terra della cosca Lubrano-Ligato-Nuvoletta, da 13 anni impegnato con il suo lavoro in una battaglia senza confini contro la criminalità organizzata ed è membro dell’associazione Sig (Sezione Investigazioni Giornalistiche), un neonato osservatorio sui clan di Terra di Lavoro. A Vitulazio (Caserta), sconosciuti hanno incendiato il tir Fiat Daily del mobilificio Pascarella utilizzando del liquido infiammabile sotto l’abitazione di Giovanna Pascarella, sorella del cronista e titolare dell’attività commerciale. Il mobilificio della famiglia Pascarella è ubicato a Pignataro Maggiore, capitale degli affari mafiosi dei Lubrano-Ligato-Nuvoletta. Pascarella da tre mesi viene protetto dagli agenti della Squadra Mobile della questura di Caserta, i suoi familiari sono sotto la vigilanza costante dei carabinieri di Pignataro Maggiore, il cronista ha più volte denunciato le minacce subite dal pericoloso pregiudicato Pietro Ligato, figlio del padrino Raffaele Ligato (condannato all’ergastolo per l’omicidio Imposimato), cognato del boss Vincenzo Lubrano, scomparso circa dieci giorni fa per un male incurabile, imparentato con la “famiglia” Nuvoletta di Marano. “Da tre mesi vivo questa situazione di pericolo costante ma polizia e carabinieri mi sono vicini – ha dichiarato Pascarella – la ritorsione contro mia sorella è solo l’ultimo vile atto di una Camorra, quella pignatarese, che ultimamente ha tentato più volte di fermare le mie denunce giornalistiche sulla cappa mafiosa che impera nella mia terra di origine senza riuscirci. E’ lo stesso clan che ha ucciso il giornalista Giancarlo Siani del Mattino, è bene che si sappia; ma è bene che tutti sappiano che io non ho paura e andrò avanti fino in fondo con le mie battaglie anticamorra con l’aiuto di colleghi, forze dell’ordine e magistratura”

sa.pi.

Di sa.pi.