Si erano da poco concluse le tristi e meste commemorazioni dell’undici settembre 2001 quando, all’improvviso, mi sono ritornate in mente le immagini in bianco e nero dei telegiornali di tanti anni fa, legate ad un altro tragico evento accaduto in una data simile. Trentaquattro anni orsono, infatti, esattamente l’undici settembre 1973, il Generale Augusto Pinochet, appoggiato dal Governo americano, con la piena collaborazione della C.I.A. (come confermò in un’intervista lo stesso Henry Kissinger)

conquistò il potere in Cile grazie ad un sanguinoso Colpo di Stato. Una tragedia che, però, sembra essere stata rimossa dalla memoria collettiva. Certo le migliaia di morti delle Torri Gemelle chiedono ancora giustizia, ma veder dimenticato un così cruento colpo di stato che, oltre alla democrazia, uccise in Cile un numero enorme d’innocenti, è veramente sconcertante. Vedere le televisioni, i giornali e gli altri media di tutto il mondo riportare le notizie riguardanti solo l’attentato del 2001 lascia l’amaro in bocca. L’inizio di una dittatura feroce durata ben 16 anni, penso, meriterebbe un minimo d’attenzione in più. Ricordare la morte di Salvatore Allende, il Presidente che si trasformò nel simbolo stesso della giovane democrazia cilena, dovrebbe essere un dovere per tutti i sinceri democratici (di qualsiasi parte politica essi siano). Allende dimostrò che qualunque ideologia poteva salire al potere per via democratica. Egli dimostrò che non era necessaria una rivoluzione per andare al Governo. Questa fu la principale colpa agli occhi degli Stati Uniti, per i quali la sinistra non era legittima a salire al potere in nessun modo, neanche democraticamente. Come loro costume, gli americani all’inizio tentarono solo di boicottare le iniziative del Governo. Speravano così di causare una forte crisi economica che potesse, in qualche modo, abbattere il “regime” democratico di Allende. Non riuscendo nell’impresa, ad un anno esatto dalle nuove elezioni, con il rischio concreto che Allende potesse tornare alla Presidenza, decisero di appoggiare e finanziare il Generale Pinochet ed il Colpo di Stato da stava, da tempo, organizzando. Detto fatto. L’undici settembre del 1973 Allende moriva, dopo aver resistito coraggiosamente, nel bombardamento del Palazzo della Moneda. La tremenda dittatura di Pinochet fece circa 5.000 morti, il doppio delle Torri Gemelle, 2000 desaparecidos, 100.000 torturati, 1.000.000 di violazioni dei diritti umani e 1 milione di violenze perpetrate ai danni dei detenuti politici. Una terrificante tragedia “dimenticata” da quasi tutti i mass-media europei e nord-americani. Ma come si fa a dimenticare una tale barbarie? Come si fa a dimenticare un orrendo dittatore che instaurò un regime che usava sistematicamente la tortura per estorcere ai prigionieri politici confessioni fasulle. Come si fa a dimenticare gli uomini e le donne lanciati dagli aerei in volo sull’oceano ancora vivi, gli squadroni della morte, i desaparecidos, le fosse comuni, l’alleanza con le altre dittature (come quella di Videla in Argentina)? Come si fa a dimenticare il silenzio dell’occidente e le colpe di quelli che appoggiarono le scelte del Governo di Richard Nixon e di Henry Kissinger? Pochi si ricordano oggi di questi morti, perché esistono ancora morti di prima e di seconda categoria. Non è giusto ricordare solo gli americani. E’ necessario ricordare tutti quelli che, innocenti, sono morti per mano di fanatici religiosi o per le scelte di governanti criminali. Tutti i morti sono uguali. Tutti i morti meritano rispetto e considerazione. In ugual misura. I terroristi che hanno causato la tragedia di New York devono essere perseguiti e condannati duramente. Ma dovrebbero essere perseguiti e condannati anche quelli che causarono le immense sofferenze cilene. A Henry Kissinger, invece, incredibile ma vero, diedero il Premio Nobel per la Pace. Oltre il danno, anche la beffa!

UGO PERSICE PISANTI