E’ arrivata la prima sentenza per il presunto tentativo di scalata alla della Lazio da parte del Clan dei Casalesi, vicenda nella quale è indagato anche l’ex calciatore Giorgio Chinaglia (nella foto), attualmente latitante all’estero. Uno degli imputati, l’ungherese Szlivas Zoltan, anch’egli latitante, che secondo gli inquirenti si presentava come rappresentante di una cordata interessata all’acquisto della compagine biancoazzurra l’altro ieri è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione per aggiotaggio informativo e ostacolo all’attività di controllo della Consob.

Nell’inchiesta, oltre a Chinaglia e Zoltan, sono coinvolte altre nove persone, quattro ultras della tifoseria laziale e altre cinque persone. Stando alle tesi degli inquirenti, Chinaglia avrebbe fatto da emissario per conto una non meglio precisata cordata finanziaria, che nel 2005 era interessata a rilevare la Lazio, e secondo i magistrati della Procura di Roma per raggiungere il suo scopo, questa cordata avrebbe fornito false notizie al mercato, sottoponendo il titolo del club capitolino ad oscillazioni artificiose. Recentemente è stato ferito con tre colpi di pistola proprio uno dei capi degli ultrà della Lazio che è tra gli indagati, l’uomo è ritenuto tra coloro che minacciavano il presidente della società biancoceleste Claudio Lotito per indurlo a cedere il club, la cui acquisizione secondo la Procura di Roma interessava appunto al Clan dei Casalesi. Fabrizio Toffolo, 42 anni, tra i leader degli “Irriducibili” per queste vicende era da poco agli arresti domiciliari. Alla porta della sua abitazione si sono presentati due uomini travestiti da poliziotti che fingendo un controllo hanno fatto fuoco. I reati ipotizzati nei suoi confronti e di altri tre appartenenti allo stesso gruppo ultrà, sono l’estorsione, il tentativo di estorsione, l’aggiotaggio e il riciclaggio. Il processo inizierà il 25 ottobre prossimo davanti ai giudici della sesta sezione del tribunale di Roma. Chinaglia, secondo gli inquirenti avrebbe fatto da emissario, ufficialmente per conto dell’imprenditore Giuseppe Diana che gli avrebbe affidato di compiere l’operazione del valore di circa 24milioni di euro. Contemporaneamente a ciò, alcuni capi della tifoseria laziale avrebbero avuto il compito di rendere la vita difficile al Presidente Lotito per indurlo a lasciare. Chinaglia non ha mai smentito di aver fatto da emissario “in buona fede”, riferendo però di non sapere tutto il resto. Stando alle accuse i soldi per compiere l’operazione, ben 24 milioni di euro, dovevano arrivare dall’Ungheria dove aveva un ruolo Zoltan Szilivas, ma il vero titolare del capitale sarebbe stato l’imprenditore Giorgio Diana, che gli inquirenti ritengono vicino ai Casalesi. Giorgio Chinaglia è stata una delle bandiere del tifo biancoceleste, ne era il goleador quando la squadra vinse lo scudetto nel 1974, è soprannominato Long John perchè è nato in Galles dove i genitori erano emigrati.

Salvatore Pizzo