Monsignor Ernesto Rascato, responsabile regionale e della Diocesi di Aversa per i beni culturali, qualche giorno fa ha lanciato un grido d’allarme che avrebbe dovuto quantomeno alimentare una fattiva discussione all’interno della classe “politica” locale, ma quanto si parla di situazioni che possono portare reddito e lavoro ad Aversa, ovvero conservazione del patrimonio artistico e sua valorizzazione anche ai fini del turismo culturale,

gli starnazzanti “uomini politici” nostrani non ci sono, loro che né sanno di queste cose. Monsignor Rascato che ha affidato il suo sfogo al giornalista Nicola Rosselli, ha detto: “Se dovessimo fare affidamento sui fondi pubblici per il restauro delle chiese aversane, sarebbero già tutte chiuse da un pezzo. La nostra è una voce inascoltata da tutte le istituzioni e a tutti i livelli. Era meglio quando non avevamo rappresentanti a livello nazionale, giungevano più fondi. Lo Stato (ed in verità nemmeno regione e comune) non concede fondi da tempo per le chiese di proprietà della diocesi. In zona ricordo solo il comune di Casaluce (grazie ai commissari prefettizi) che ha concesso un contributo per il restauro della chiesa di Maria Santissima di Casaluce, compatrona della Diocesi. Le nostre chiese, quelle di proprietà della diocesi sono tutte aperte. Ad avere i battenti chiusi sono le chiese di proprietà pubblica. E si tratta di veri e propri gioielli che sono chiuse al culto da tempo immemorabile”. Le circa cento chiese aversane contengono tesori arte di inestimabile valore, e come ha anche fatto notare Rosselli nel suo servizio sono da segnalare: la Chiesa del Carmine di proprietà del demanio; Santa Maria degli Angeli annessa al castello Aragonese che è del Ministero di Grazia e Giustizia; la chiesa della Maddalena che si trova nell’omonimo complesso di di proprietà della Regione Campania, San Domenico, di proprietà del Fec (un fondo per i luoghi di culto del ministero degli interni). Il fatto che Rascato dica che andava meglio quando non avevamo i parlamentari a Roma è tutto dire. Alle parole di Rascato ha fatto eco anche Aldo Liberatore, responsabile del patrimonio artistico dell’Asl di Aversa, che alla giornalista Alba Sgueglia ha detto: «È una questione di fondi, dobbiamo concentrarci sui problemi di salute. Ma dalla direzione generale sono state presentate proposte per realizzare un museo civico sia al Comune che alla Soprintendenza e risposte non ne abbiamo avute. Sette opere pittoriche sono ora a restauro e attendono di essere studiate». Anche le cartelle cliniche dell’ex manicomio sono un patrimonio archivistico di rilevante valore, dice ad Alba Sgueglia, Nicola Cunto, responsabile dell’archiviazione: «Le cartelle rivelano la reclusione ad Aversa di persone sgradite come l’anarchico Passannante, attentatore di Umberto I».

s.p.

Di s.p.