La decisione del Tribunale di Napoli, seppur di primo grado, pone un punto fermo: se la Camorra riesce ad esistere non è solo per le connivenze, più o meno esplicite, che trova nel nostro territorio, ma anche grazie all’aiuto di alcuni settori, fintamente perbenisti, del Nord Italia. L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, al di là delle posizioni dei singoli, ha dimostrato che il sanguinario Clan dei Casalesi

ha trovato, a Parma e nel parmense dei legami forti, in Emilia confluiscono molti dei capitali che vengono estorti, ammazzando, ricattando, minacciando la nostra gente. Soldi intrisi del nostro sangue, carichi dei nostri lutti, che incrementano il sistema creditizio parmense e la ricchezza di qualcuno nella città ducale, prima certe cose si andavano a fare in Svizzera, adesso sembra essere diventata Parma quella “che lava più bianco”. Nella città emiliana la nostra “inflessione merionale” sembra essere una colpa, nonostante tutto, in certi ambienti “bene” continuano a guardarci con la puzza sotto il naso, eppure la “nostra” Camorra è alimentata proprio grazie a lor signori che non hanno detto no. I contatti politici che il Clan dei Casalesi ha avuto a Parma, dalle nostre parti producono lo scioglimento degli enti locali, da quelle partì no sono tutti in sella. Insieme a Sandokan per anni ci sono stati imposti i loro marchi lattieri (Parmalat e controllate), minacciando con le bombe gli onesti imprenditori del Sud concorrenti, in regime di monopolio in Campania vendevano il latte al prezzo più caro in Europa. Una tangente fissa pagata indirettamente. Queste cose i parmensi ed i parmigiani non amano sentirle, nemmeno quelli impegnati per legalità, che sono sicuramente la stragrande maggioranza. A Parma è diffusa, anche a livelli dirigenza, la convinzione di essere meglio degli altri in tutti i sensi. Nella loro percezione del mondo persino il loro accento è “italianissimo” rispetto alla nostra “inflessione meridionale”, due parole che escono dalle loro bocche, spesso, come un insulto che cercano di ammantare dalla finta gentilezza. Lo stesso avviene in Veneto, dove imprenditori senza scrupoli, per smaltire i rifiuti tossici a poco prezzo si rivolgono ai Casalesi che poi lì sversano a casa nostra inquinando tutto. Le “ronde padane” dove sono?

Salvatore Pizzo