Esportare i nostri rifiuti in Paraguay, sembra una provocazione invece è una proposta reale di cui si è fatto promotore l’imprenditore Fracesco Avella, originario di Gragnano (Napoli), titolare della ditta Avella srl che opera da tempo nel paese sudamericano commerciando carbone e legna. L’immondizia dovrebbe essere spedita via mare e poi trasferita via terra alla volta del Paraguay,

con un ritmo di 6-9mila tonnellate, per un costo di circa 275 euro a tonnellata. Una volta in Paraguay i rifiuti verrebbero conferiti alla fondazione ‘Jajohaihupa Nandereta Me’, che li donerebbe alle popolazioni locali, che recupererebbero i materiali riciclabili ed i residui organici destinati a fertilizzanti. Insomma siccome i poveri del Paraguay già scartano nelle discariche la loro monnezza per trovare qualcosa da riciclare, sbarcando così il lunario, potrebbero migliorare la loro condizione avendo a disposizione una maggiore quantità di rifiuti. Avella in alcune interviste ha fatto sapere che ha proposto la sua soluzione anche al Commissariato di governo, ma per adesso non è stata presa in considerazione. Avella ha detto: “La nostra idea era quella di recuperare la maggior parte di questi rifiuti e donarli alle popolazioni locali, creando anche una nuova fonte di sostentamento (…) sarebbe un buon inizio per la creazione di nuovi posti di lavoro”. Secondo Avella i rifiuti una volta arrivati in Paraguay, dovrebbero essere inviati in una circoscrizione di Asuncion, dove la popolazione vive grazie alla raccolta dell’immondizia e al suo recupero, ma siamo alle solite, il governo del Paraguay conferma che il Paese accetterebbe solo materiale riciclabile, ma se l’immondizia fosse differenziata farebbe comodo anche a noi. La notizia ha destato molto clamore in Paraguay, ha animato il dibattito politico ed ha conquistato spazio nei media. Salvatore Pizzo