Altro che inquisiti fuori del Parlamento, come dice Beppe Grillo. Negli ultimi giorni, la casta sta dando il peggio di se. Sembra, infatti, che lunico criterio per essere inseriti nelle liste elettorali sia una fedina penale lunga come un rotolo di carta igienica (laccostamento è puramente casuale). Sui giornali ed in televisione, in questi primi giorni di campagna elettorale, si legge e si vede di tutto.
Non cè alcun limite alla vergogna. Delle immense facce di bronzo, che farebbero concorrenza persino ai guerrieri di Riace, si fanno intervistare da chiunque per dichiararsi estranei ad ogni trastola. Sembrano tante verginelle appena uscite dal Collegio delle Cappuccine. Cè unautentica rincorsa al candidato scomodo. Nel mentre, i responsabili dei partiti, movimenti, circoli, club, raggruppamenti bande, per farla in breve, si lanciano in sperticate dichiarazioni a favore della legalità, onestà e favolette varie. In realtà dietro questapparente dicotomia tra il dire ed il fare cè una precisa strategia politica. Lonestà in Italia non paga, né deve pagare. Le persone oneste danno solo fastidio. Non puoi coinvolgerle in un malaffare, non le puoi usare come merce di scambio, non le puoi ricattare… meglio un bel condannato in primo o, possibilmente, anche in secondo e terzo grado. Una bella sentenza di colpevolezza passata in giudicato e oplà, ti si aprono le porte del parlamento italiano. Una condanna a cinque anni per associazione mafiosa: un bel collegio elettorale in Sicilia. Una sentenza definitiva di colpevolezza per reati ambientali: la Campania è qui che ti aspetta a braccia aperte. Il bello di questassurdità è che più sei marcatamente colpevole più gonzi ti ritrovi come elettori. Sembra che una buona parte degli italiani si siano letteralmente bevuti il cervello. Il proverbiale senso critico della stirpe italica sembra svanito nel nulla, sostituito da una mentalità da tifoso ottuso e prematuramente rincoglionito. Cosa aggiungere a questa catastrofica analisi della gens italiota? Solo un po di saggezza popolare. Come dicevano i vecchi contadini di Gaeta: A cavaglie rastemate glie ĝliuce gliu piglie. Traduzione: Al cavallo maledetto luccica il pelo. In altre parole: una persona scorretta sta sempre sulla cresta dellonda, gli altri si accontentano di guardare, a bocca aperta, cosa cè in onda
UGO PERSICE PISANTI