“Siamo nel 2008 e in Campania non esiste ancora un’idea concreta su come organizzare il ciclo dei rifiuti. Sono molto preoccupata. La direttiva europea sui rifiuti esiste da 33 anni e non è troppo ambizioso chiedere alla Campania di rispettarla. La situazione è davvero preoccupante. Non esiste nessuna cultura che punti alla riduzione dei rifiuti;

per le strade abbiamo visto innumerevoli cumuli di immondizia. La raccolta differenziata è insufficiente: da quel che ho capito, addirittura, per Napoli e Caserta i rifiuti vengono ancora raccolti tal quali. E anche per il terzo punto della normativa europea, che chiede di "valorizzare" i rifiuti, la Campania non è in regola: ha scelto la strada del termovalorizzatore, cioè di trasformare i rifiuti in energia, ma a tutt’oggi non c’è nessun impianto. Non spetta alla Commissione dell’Ue indicare quale sia la soluzione per uscire dalla emergenza – dice la Bucella – ma certo non possiamo pensare di continuare nella produzione di rifiuti e poi di farli smaltire a qualcun altro. Tuttavia ancora i margini per evitare le conseguenze della procedura di infrazione Ue all’Italia. La Campania però deve mettersi in regola con tutta una serie di direttive comunitarie; la prima delle quali è la direttiva rifiuti del 2006, che stabilisce che i rifiuti vengano smaltiti in maniera sicura per la salute delle persone e per l’ambiente. In questo senso, per esempio, ho visto che c’è molta attenzione e buona volontà”. Sono queste le parole espresse da Pia Bucella, responsabile della direzione ambiente dell’esecutivo Ue, nel corso della prima giornata dell’ispezione che l’organismo comunitario ha effettuato venerdì in Campania, quindi anche al Cdr di Giugliano, nell’ambito della procedura d’infrazione che è stata aperta contro l’Italia a causa dell’emergenza rifiuti.

Di red