Il Comitato Scienze Politiche si è dato molto da fare per portare allattenzione dei vertici del Ministero della Pubblica Istruzione la questione della lesione subita dai laureati in Scienze Politiche in seguito alle norme che vietano il loro accesso alla professione di insegnante. In sede politica è stata presentata una sola interrogazione parlamentare che è caduta nel vuoto a seguito della caduta del governo,
contatti informali si sono avuti con il Ministro dellIstruzione Fioroni, il quale pare fosse alloscuro dell intera vicenda, mentre i dirigenti del Ministero dellIstruzione ci rispondevano ripetendo il contenuto della norma, o, al massimo, istruendoci sui passaggi procedurali della stessa, senza nulla dire in merito alla ratio della norma stessa e della sua possibile incostituzionalità, mentre la Regione Puglia, attraverso il suo Assessore allIstruzione, scendeva in campo a sostegno del Comitato, mentre molti altri laureati aderivano al Comitato e firmavano la petizione, mentre accadeva tutto ciò, si applicavano altre norme che introducevano ulteriori discriminazioni nei confronti della Laurea in Scienze Politiche fino a portarla ad una sua svalutazione. I laureati in Scienze Politiche, infatti, benché abbiano sostenuto numerosi esami di diritto ed economia, a partire da quest’anno non potranno più fare i dottori commercialisti. Il D.Lgs 28/6/2005, n.139 ha stabilito che i laureati in Scienze Politiche non potranno più accedere alla professione di dottore commercialista, se non avranno cominciato il praticantato presso uno studio entro il 31 dicembre 2007. Ed è una norma retroattiva per tutti i laureati che hanno ottenuto la laurea prima del 2005. Anche su questo particolare, come per linsegnamento, le guide dello studente non si soffermano, continuando ad elencare questo sbocco professionale tra quelli possibili. Ulteriori discriminazioni le stanno subendo i laureati in Scienze Politiche del nuovo ordinamento in sede di concorsi pubblici. E’ noto il caso di Marco Pugliesi, laureatosi a pieni voti col nuovo ordinamento, che non ha potuto sostenere il concorso pubblico come commissario di polizia. Infatti il bando del 13 febbraio 2007, recependo un decreto del 6/2/2004 del Ministero dellInterno, escludeva esplicitamente la laurea in Scienze Politiche conseguita col nuovo ordinamento dai titoli richiesti per partecipare al concorso. Data la scarsa valorizzazione di questo corso di studi, inoltre, i laureati in Scienze Politiche non godono di grande stima nemmeno nel settore privato. il laureato in scienze politiche, inizialmente nato per poter essere inserito come quadro o dirigente nella pubblica amministrazione, mentre gli sbocchi professionali concreti che vengono offerti sono deludenti, non di rado inesistenti. Una buona fetta di laureati in Scienze Politiche che riesce a trovare impiego nell’ambito privato, quando ci riesce, spesso svolge attività che non sono ricollegabili direttamente agli studi svolti e talvolta si tratta di lavori dequalificati o dequalificanti. Nei colloqui di lavoro privati spesso si ha la sensazione di essere trattati come se si avesse una licenza media inferiore e negli ultimi anni di studi si fosse perso solo tempo. In Francia Scienze Politiche (science politique), invece, è una delle facoltà più quotate e rispettate poiché forma quelli che vanno a svolgere il compito più delicato all interno dello Stato cioè ad amministrare la "cosa pubblica"; ed in effetti anche Platone diceva che il fine della filosofia politica era la scoperta di un metodo per bandire l’incompetenza e la disonestà dai pubblici uffici e preparare i migliori ad amministrare e proteggere il bene pubblico. Quindi in Francia chi fa la suddetta facoltà (che in realtà è una grand école a numero chiuso) è più o meno sicuro che andrà a fare ciò per cui ha studiato, anche perché nella Pubblica Amministrazione si lavora solo con quel titolo e non con altri. In Italia è inimmaginabile tanta chiarezza, linearità ed esclusivismo, ma sarebbe lecito aspettarsi almeno il non verificarsi del paradosso della discriminazione dei laureati in Scienze politiche dai concorsi che danno accesso alla Pubblica Amministrazione e alla dirigenza delle forze armate, dato che è proprio l’amministrazione migliore della cosa pubblica che ha creato il presupposto per la nascita della nostra facoltà. A questo punto, tirando le somme, è meglio chiudere le facoltà di Scienze Politiche, e per i giovani che hanno tale laurea e non riescono a ben spenderla sul mercato del lavoro, suggeriamo di seguire il nostro esempio mettendo allasta su e bay le proprie pergamene! Invitiamo, inoltre, tutti i maturandi, al fine di avere un futuro con maggiori opportunità, a non iscriversi a Scienze Politiche. Questa situazione accentuato dalla sorprendente sordità istituzionale chiediamo, ha indotto il Comitato Scienze Politiche a rivolgersi tutti gli studenti iscritti alle relative facoltà, di porre in essere ogni lecita protesta e di rendere pubblica tale situazione in tutte le facoltà. Il consiglio che vi diamo è quello di cambiare facoltà finchè fate in tempo, se non volete fare vani sacrifici e sprecare inutilmente tempo, energie e soprattutto denaro. Informazioni utili in merito a questannosa situazione possono essere consultate su http://comitatoscienzepolitiche.spaces.live.com