Adesso si prende spunto anche dalle più consolidate strategie processuali per fare del battage a qualche prodotto editoriale: nel corso del cosiddetto processo Spartacus che si sta svolgendo a Napoli, gli avvocati dei boss del Clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e’ Mezzanotte e Antonio Iovine, alias Tonino O’ Ninno, hanno chiesto lo spostamento del processo a Roma, ciò in applicazione della cosiddetta legge “Cirami”, quella sul legittimo sospetto.

Iovine e Bidognetti ritengono che il Tribunale possa essere stato influenzato a causa della pubblicazione di un libro dello scrittore Roberto Saviano e dagli articoli pubblicati dalla giornalista del “Mattino” Rosaria Capacchione, la richiesta non interrompe il processo che prosegue regolarmente, ma viene trasmessa alla Cassazione che qualora dovesse ritenere fondata l’istanza, ordinerebbe la trasmissione degli atti a Roma. E’ bastato questo per far gridare alle minacce. Questo tipo di processi vengono seguiti da decine di giornalisti del nostro territorio, che sfidando i boss ne hanno pubblicato sempre la cronaca, questo avveniva già quando Saviano andava ancora alla scuola elementare, mai nessuno si è preoccupato mai di tutelare i tanti coraggiosi giornalisti nostrani, in tanti sono stati intimiditi e minacciati, ma quando si tratta di Saviano ogni occasione è buona per ricordare che la Camorra lo ha minacciato, se questo è vero, va anche ricordato che lui è solo uno dei tanti destinatari di minacce camorriste, fa parte di un lungo elenco, è arrivato ultimo a raccontare le famigerate imprese dei Casalesi, ma con un editore importante come la Mondadori essere assurti come simboli è facile. Un marchio commerciale che chissà perchè attira le attenzioni di molti giornalisti del Nord, quei tanti giornalistoni, indignati di maniera, che sulle porcherie dei Casalesi non hanno scritto mai una riga. In questa vicenda una cosa positiva c’è, è venuto fuori che non c’è solo Saviano, è salito alla ribalta anche il nome di Rosaria Capacchione, la giornalista del “Mattino” che come tutti i cronisti di nera e giudiziaria che operano dalle nostre parti scrive dei Casalesi senza averne paura. Una decina di anni fa il boss Francesco Schiavone alias Sandokan, pretese il ritiro dal commercio di “Sandokan _ Storie di Camorra”, edito da Einaudi e scritto da Nanni Balestrini, questo nessuno lo ricorda.

Salvatore Pizzo