Il giornalismo italiano sta compiendo una vergognosa discriminazione, distinguendo le persone finite nel mirino della Camorra in quelle che meritano attenzione e quelle che possono essere ignorate. L’odioso comportamento della stampa italiana in questi giorni sta colpendo i colleghi del Corriere di Caserta, Maria Concetta (Tina) Palomba e Domenico Palmiero ed i numerosi bambini che per loro sfortuna sono stati casualmente testimoni oculari di fatti malavitosi, che i clan vorrebbero far tacere per sempre.

In questi giorni si è fatto un gran parlare di una manovra processuale, compiuta dai boss de clan dei Casalesi Antonio Iovine e Francesco Bidognetti, che nel corso del processo d’appello relativo alla cosiddetta inchiesta “Spartacus” hanno chiesto lo spostamento a Roma, perché la Corte sarebbe stata influenzata da un libro di cui è autore lo scrittore Roberto Saviano, dagli articoli della giornalista del “Mattino” Rosaria Capacchione e dei giornalisti del Corriere di Caserta Domenico Palmiero e Tina Palomba, tutti ritenuti in un documento dei boss letto da un loro legale, “prezzolati al servizio della Procura”. La grande stampa ha citato solo lo scrittore, che edito da Mondadori e la coraggiosa giornalista che lavora nel giornale del gruppo Caltagirone, sono stati censurati i nomi di Palmiero e Palomba, evidentemente sono figli di un Dio minore, la grande stampa non li ha degnati di una riga, politicanti ed istituzioni a loro non hanno rivolto nessuna solidarietà, evidentemente possono finire nel mirino della Camorra, tanto non fa chic solidarizzare con loro. Mentre questa vicenda è stata un’indubbia pubblicità al libro messo in commercio dalla Mondadori, quasi nessuno tranne “Radio London BBC” e pochi altri, ha dato spazio alla vicenda del bambino napoletano che grazie alla propria testimonianza ha consentito l’arresto dell’autore di un omicidio. Il piccolo ora è costretto a vivere sotto scorta, come lui ci sono decine piccoli. Saviano merita più spazio dei bambini che rischiano la vita e dei giornalisti che sfidano i boss facendosi vedere con penna e taccuino alla mano nei processi, ciò anche se quegli articoli sono poi la fonte da cui lo scrittore ha potuto attingere informazioni per la sua opera.

Salvatore Pizzo