Il clan dei Casalesi gli chiese di versare il “regalo per i carcerati”, ma l’imprenditore Pietro Russo, 42 anni, proprietario di una fabbrica di materassi nell’area di Santa Maria di Capua Vetere, ebbe il coraggio di rivolgersi ai carabinieri, ma a distanza di tempo l’uomo ha riferito che anziché trovare collaborazione trovò qualcuno in divisa che lo avrebbe dissuaso dal suo intento anticamorra.

"Raccontai tutto a un tenente del nucleo operativo della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere. Gli consegnai anche uno dei due registratori, ma lui me lo restituì e non mi fece firmare la denuncia. In compenso volle darmi un consiglio: ‘Ti conviene pagare, in fondo la somma non e’ tanto alta…’. La circostanza è stata riferita dall’imprenditore al quotidiano La Stampa. "E -prosegue Russo- mi sentii ancora peggio quando, dopo un paio di giorni, un amico degli amici venne da me per dirmi che i Casalesi avevano saputo della mia visita ai carabinieri. Negai tutto e accettai di pagare". "Ma le cose, a un certo punto, -riferisce ancora il quotidiano torinese- cambiarono. Il tenente fu arrestato, al suo posto arrivò un capitano che chiese all’imprenditore se volesse ancora denunciare i taglieggiatori. Era il 2004". "Erano due anni che pagavo, non ne potevo più. Non riuscivo più -racconta Russo- a guardare negli occhi mia moglie e i ragazzi, mi sentivo un verme. Al capitano -continua- dissi che confermavo tutto, gli diedi i nastri con le registrazioni delle voci dei Casalesi. Ne arrestarono nove, finirono sotto processo e furono condannati. Quando andai in aula a deporre mi fecero il segno della croce da dietro le sbarre della gabbia".

Di sa.pi.