Egregio direttore, in questi giorni,da Napoli si è levata alta la voce del Presidente della Repubblica,che ha posto l’accento sulla questione dei rifiuti tossici smaltiti illegalmente qui al sud. C’era bisogno della voce più autorevole d’Italia e di Napoli a ribadirlo. Fusti e camion interi ingoiati dalla martoriata terra di lavoro casertana e nell’agro – nolano .

Hanno viaggiato dal nord al sud per anni col loro carico di morte,divenuti bare improvvisate di scorie letali che hanno avvelenato ogni centimetro di suolo,dalle falde acquifere fino all’ultimo filo d’erba. Tutti sono responsabili dello scempio del territorio: da coloro che hanno visto e taciuto – continuando a lavorare su quegli stessi campi-a chi vi ha speculato e guadagnato sulla pelle della gente. Che ora sa, ma che prima ignorava e si è resa complice omertosa del disastro ambientale. Il sud, suo malgrado, lungi dall’essere incentivato ad essere produttivo, è divenuto una vittima dell’assistenzialismo statale. Perché faceva comodo tenerlo arretrato e improduttivo; comodo alla locomotiva nord, che da un lato trascinava l’economia italiana e dall’altro nascondeva i residui sotto al tappeto meridionale. Il sud è divenuto la pattumiera d’Italia perché era la soluzione più semplice e comoda di quella ufficiale,legale ma non poteva durare per sempre.I bubboni sono esplosi e ,come capita da secoli,i cittadini ne stanno pagando lo scotto, perché per ospitare l’altrui pattume,non c’è più spazio per il nostro e dobbiamo pure ringraziare e stare zitti se ci aprono una discarica nel centro città. Ci hanno marciato tutti sull’anarchia del sud, compresi coloro che, dietro un’apparente integerrima onestà, hanno preservato il proprio orticello, messo a tacere la propria coscienza e aumentato gli introiti. Dalla Camorra l’illegalità te l’aspetti: è l’antistato per definizione. ha sempre agito bypassando e interpretando le leggi a proprio uso e consumo. Ma dai colletti bianchi proprio no. Da coloro che si nascondono dietro una facciata di ipocrisia e perbenismo e puntano il dito contro i terroni -brutta razza- affermando che giammai ospiteranno la “munnezza”. Tanto i meridionali buoni si trovano a fare la manovalanza là .Sono gli emigranti i critici più spietati, perché ritengono di essersi salvati,di essere passati dalla parte del bene,ma sono quegli stessi che qui non rispettano nulla: buttano le carte dal finestrino dell’auto in corsa,scaricano copertoni sulla superstrada e sputano nel piatto in cui hanno sempre mangiato seguendo la sciagurata politica dell’erba del vicino. Un intreccio perverso tra malaffare e business, ignoranza e rassegnazione, connivenze ed emergenza. Da Napoli che partirà l’educazione ambientale, perché gli alti papaveri che hanno devastato il territorio finora quell’educazione la conoscono bene. Noi cittadini siamo tanti nessuno,siamo l’ultima ruota di un ingranaggio in cui siamo rimasti stritolati,massacrati,senza saperne nulla ma ci hanno fatto carico di tutte le responsabilità, da napoletana onesta posso affermare -senza tema di smentita – che i responsabili di tanto veleno dovrebbero fare mea culpa due volte: di fronte ai cittadini meridionali e alle loro rimosse coscienze. E’ facile ergersi a giudici senza macchia .Più complesso assumersi parte delle responsabilità e salire con gli altri sul banco degli imputati, col capo alzato per poterli guardare negli occhi,nella vana speranza di trovarvi qualche segno di rimorso. Distinti saluti

Monica Capezzuto – Napoli