I parenti, anche quelli acquisiti grazie ai legami sentimentali di nostri congiunti, così come i luoghi d’origine non ce li scegliamo, dovrebbe essere pleonastico ricordare che le persone non possono rispondere di quello che fanno i parenti, o essere discriminate solo perchè nate località che non hanno una bella fama. Purtroppo non sempre è così, ed ha fatto bene l’Espresso a rimarcare il fatto che per questi disgraziati due fattori, spesso i curriculum dei nostri giovani vengono cestinati.

I pregiudizi spesso riguardano anche i politici, in questo caso la questione è diversa, perché il confine tra stato e Camorra è molto labile e talvolta persino inesistente. La Camorra tratta con i colletti bianchi, politici e manager. Lo fa al Sud ed al Nord. Nel meridione uccide terrorizzando, al Nord i camorristi vestiti da imprenditori impeccabili, sono sovente ben accolti perché investono fiumi di soldi, danari intrisi del nostro sangue, che fanno la felicità di molte realtà “padane”, e per fare certe cose, così come nel sud anche al nord, ci vuole appoggio di politici e colletti bianchi compiacenti. Tuttavia i politici locali e nazionali del Sud vengono additatati più facilmente, al Nord dove la mafia porta i soldi questo aspetto viene indagato poco. L’ex Ministro parmense Lunardi una volta disse che “con la mafia bisogna convivere”, apriti cielo se lo avesse detto qualche suo collega del Sud. Quello della convivenza, è stato un concetto che proprio nel parmense il Clan dei Casalesi ha applicato alla lettera, riponendo soldi nelle mani di gente del posto, l’organizzazione ha investito fiumi di soldi. Milioni di euro sottratti a lacrime e sangue alla nostra gente. Pasquale Zagaria “Bin Laden”, fratello del super boss Michele, quando non era latitante riuscì anche ad incontrare l’attuale assessore del Comune di Parma Giovanni Bernini, che ha sempre precisato di non sapere che quell’uomo fosse un camorrista. Bernini all’epoca dei fatti era presidente del Consiglio Comunale della città emiliana e soprattutto era consigliere del ministro alle infrastrutture, i cui appalti ai Casalesi facevano gola, il caso volle che si trattasse proprio del famoso Lunardi. Fatti che non hanno rilevanza penale, ma indicativi della realtà del nostro Paese. Per dare l’esatta dimensione di quanto di sottile il confine tra Stato ed antistato, basta leggere la frase pubblicata dal settimanale l’Espresso pronunciata nel 2000, in un interrogatorio dal pentito del Clan dei Casalesi, Carmine Schiavone che disse agli inquirenti: “(…) Io era amico di Nicola Cosentino…Io intervenni anche per far votare Cosentino…(…)”, chissà se è vero bisognerebbe approfondire. In merito a queste affermazioni la Procura nulla ha contestato al sottosegretario all’economia nato a Casal di Principe, che all’epoca era consigliere provinciale del Psdi. Le strumentalizzazioni della giustizia a fini politici nel nostro paese sono una cosa non rara, per questo sarebbe bene fare chiarezza. Casal di Principe recentemente è stata scossa da una serie di omicidi, tra cui quello di Michele Orsi, l’imprenditore che si occupava di rifiuti, sostenne che si era rivolto al parlamentare azzurro per essere aiutato ad avere la certificazione antimafia che non gli rilasciavano.

Salvatore Pizzo

Di s.p.