La Camorra continua a depredare la nostra gente e ad investire i soldi intrisi del nostro sangue nel Nord, la zona preferita dai “masti” del Clan dei Casalesi, in questi ultimi anni sembra essere quella emiliana. L’espansione delle attività economiche del clan, che almeno al Nord fino ad oggi aveva indossato la cravatta senza sparare, lo stanno facendo diventare più spavaldo. La situazione è stata descritta nella relazione sull’attività della Direzione Investigativa Antimafia del primo semestre 2008, presentata alla Camera dal ministro dell’Interno Roberto Maroni:
"Sarebbero responsabili- spiega la relazione- della pressione estorsiva, esercitata non soltanto nei confronti di imprenditori edili provenienti dalla medesima area geografica, ma anche di soggetti locali” – e ancora – "potrebbe conseguire ulteriormente una soggezione psicologica economica e funzionale". I Casalesi si starebbero appropriando delle strutture private che si occupano di "intermediazione nel mercato del lavoro" e starebbero alterando il "mercato immobiliare, soprattutto del modenese e nel parmense". Non a caso proprio a Parma qualche anno fa sono stati arrestati i primi imprenditori del Nord coinvolti una storia di Camorra, Andrea Bazzini (condanna in primo grado a 3 anni e 4 mesi) ed il figlio Aldo che ha patteggiato 2 anni, manco a farlo apposta operavano nel settore edile, gli sequestrarono beni per 4 milioni di euro. Nella città emiliana, dove ci sono stati anche approcci con politici locali, un gruppo di protesta “Il Richiamo”, attaccò per le strade una gigantografia-manifesto del superlatitante Michele Zagaria. A Modena a preoccuparsi è soprattutto la Confesercenti, che una recente nota ha detto: “Abbiamo chiesto rassicurazioni rispetto all’attività di intelligence messa in campo dalle Forze dell’Ordine per contrastare il fenomeno. L’impressione che ne abbiamo ricavato è che si stia lavorando con determinazione e professionalità in una realtà il cui solido tessuto economico e sociale aiuta a ridurre e a contenere gli ambiti di insinuazione della organizzazioni criminali, ma che ci sia ancora molto da fare. Per questo è indispensabile che si crei un fronte comune che unisca le forze di tutti coloro che debbono e possono respingere questo rischio. La guardia deve restare alta e ognuno, Forze dell’Ordine, istituzioni, associazioni, società civile, con il ruolo che gli compete e senza sovrapposizioni, deve operare al meglio per mantenere integro il nostro tessuto socio economico”.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo