Federico del Prete è una delle vittime del sindacalismo italiano, ma la sua emblematica figura, è snobbata dai potenti perché non faceva parte del grosso giro. Cadde sotto il piombo di quattro sicari del Clan dei Casalesi che lo freddarono all’interno del suo ufficio a Casal di Principe, i big della politica e del sindacalismo lo ricordano poco o nulla,non era collegato ai potenti di quelli che si vedono solo alle parate televisive, aveva fondato un piccolo sindacato autonomo di venditori ambulanti. Uno dei suoi undici fratelli ha ricordato ai microfoni del Tg2 che Del Prete, pur sapendo di essere in pericolo di vita, non si arrese rifiutando persino l’aiuto dei familiari, disposti a sostenerlo economicamente, rifiutò di ricominciare una “nuova” vita in Venezuela. Per la sua morte la Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, lo scorso mese, ha condannato a 14 anni Antonio Corvino affiliato al Clan dei Casalesi, ritenuto uno dei componenti del commando che il 18 febbraio del 2002 lo uccise. I killer lo assassinarono pochi giorni di prima di una testimonianza che avrebbe dovuto rendere in un processo a Santa Maria Capua Vetere contro un vigile urbano di Mondragone, Mattia Sorrentino, arrestato in quanto accusato di riscuotere il “regalo per i carcerati” nella fiera settimanale per conto del clan. Un figlio dell’uomo, Gennaro del Prete, sta conducendo una battaglia solitaria contro le astrusità della burocrazia, per vedersi riconosciuto il suo diritto ad essere considerato il figlio di una vittima della camorra: i burocrati dicono che lui formalmente non può esserlo, in quanto il papà nel frattempo si era spostato con un’altra donna dalla quale aveva avuto dei figli.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo