Forse non sapeva ancora che la lunga corsa per la riforma dell’università italiana si sarebbe infranta contro una barriera (di proteste). Certo allora aveva fretta il ministro Mariastella Gelmini per sfrecciare a 100 all’ora con la sua Bmw dove il limite è di 70. Di andare dove, non è chiaro, certo è il fatto che abbia beccato una bella multa percorrendo il Cavalcavia Monteceneri (a Milano ndr) a una velocità ben oltre i limiti. Ma "gli impegni istituzionali" non potevano aspettare. Così il contestatissimo ministro, nel pieno delle polemiche sui fondi e l’autonomia agli atenei, passava oltre il codice della strada. Salvo poi vedersi recapitare a casa la multa e quindi dover venire a capo della questione, in qualche modo. E il modo che ha scelto è: non pagare affatto. La cifra non è tosta per un ministro, circa 200 euro, ma ci sono di mezzo quattro punti patente. Così Mariastella prende carta – si intende quella intestata del Ministero – e penna e scrive al Prefetto di Milano per farsi annullare il verbale. Del resto – si legge nella comunicazione – gli impegni istituzionali erano "improrogabili". Così il 24 ottobre del 2008 Gian Valerio Lombardi (prefetto di Milano) riceve la richiesta di annullamento (tecnicamente si chiama "autotutela").Un privilegio concesso solo a chi – appunto – ha incarichi istituzionali. Non più di tre mesi fa avevamo raccontato l’analoga vicenda che aveva come protagonista l’ex ministro Claudio Castelli (oggi sottosegretario alle Infrastrutture). Quando saltano fuori documenti così non c’è molto da fare se non rassegnarsi. A pubblicarli.
Thomas MacKinson
Cronacaqui (edizione Milano) del 10 febbraio 2009