Consorte e le telefonate con i Ds «Reato con Latorre, non con Fassino»

MILANO – Robusta «cura dimagrante» all’ inchiesta che accusa gli ex vertici di Unipol e i loro alleati di aver commesso aggiotaggio nel tentare di scalare la Banca nazionale del lavoro (Bnl) nell’ estate 2005: l’ hanno proposta ieri al gip Luigi Varanelli gli stessi pm Luigi Orsi e Gaetano Ruta, che in replica alle arringhe (l’ udienza preliminare dura da un anno e dovrebbe concludersi intorno alla metà di luglio) hanno chiesto tredici proscioglimenti, e riformulato non poco il capo d’ imputazione. Per il pm, la banca svizzera Credit Suisse First Boston e la giapponese Nomura non fecero che «offrire un servizio finanziario per le esigenze degli scalatori», ma non erano «consapevoli dell’ articolata manovra manipolativa condotta dagli scalatori». Invece il pm incrimina Deutsche Bank, ravvisandone un «ruolo non trasparente» nel comunicato del 18 luglio, che di un determinato contratto «non indica trattarsi di un accordo parasociale». Da prosciogliere, per il pm, anche le cooperative Talea, Estense, Nova e Adriatica dei presidenti Ghibellini, Zucchelli, Gallone e Stefanini, il quale nelle intercettazioni «chiede e comunque viene informato a cose fatte», il che «non integra un effettivo concorso nell’ aggiotaggio». Fuori dal processo il pm vede anche il finanziere Emilio Gnutti, il costruttore Marcellino Gavio e l’ immobiliarista Alvaro Pascotto: la loro quota «è essenziale al progetto di Consorte, ma il loro ruolo è quello di chi si fa intestatario quando già la manovra manipolativa era compiuta». Chi resta, allora, da processare insieme all’ ex Governatore della Banca d’ Italia, Antonio Fazio, e del suo ex capo della Vigilanza, Francesco Frasca? Per i pm, «il motore della tentata scalata è stato Consorte», che «nel suo interrogatorio ha precisato il contributo di Sacchetti e Cimbri». I banchieri Zonin e Gronchi di Bpv, Leoni di Bper e Berneschi di Carige (più Fiorani che ha già chiesto di patteggiare la pena), «hanno rappresentato il "nocciolo duro" dell’ iniziativa guidata da Unipol». E il patto parasociale, in virtù del quale gli immobiliaristi (Ricucci-Statuto-Coppola-Bonsignore) del contropatto di Francesco Gaetano Caltagirone "aspettavano" Unipol, «ha costituito "sponda" assolutamente indispensabile per la scalata». Consorte era indagato anche per insider trading nelle telefonate con i parlamentari ds Fassino e Latorre. Nel primo caso, la Procura chiede al gip di prosciogliere Consorte perché «il tenore delle telefonate con Fassino ha un contenuto informativo assai povero, al di sotto di quanto Fassino avrebbe potuto leggere sui giornali». I pm propongono invece che Consorte sia processato per le telefonate con Latorre, nelle quali «Consorte non è così vago, anzi. Il 6 luglio e 7 luglio gli offre informazioni che non stanno sui giornali». E «il 15 luglio ribadisce di avere già il 51% e mezzo di Bnl, notizia effettivamente non pubblica». Consorte, presente anche ieri all’ udienza (che essendo preliminare si svolge a porte chiuse), ha anticipato di voler chiedere un nuovo interrogatorio al Gip perché, a suo avviso, i pubblici ministeri, attraverso la riformulazione del capo d’ accusa, avrebbero radicalmente cambiato la fisionomia del processo e il quadro dei rilievi sinora addebitati all’ ex n.1 di Unipol. Luigi Ferrarella lferrarella@corriere.it
Ferrarella Luigi