In Italia, ed in particolare in Campania, nel campo dell’Arte in molti hanno smesso di lottare per far valere i propri diritti ma, per fortuna, tanti altri proseguono a biasimare il modo di realizzare e pubblicizzare le opere e gli artisti e non si arrendono di fronte a chi assoggetta la vera Arte ai giochi commerciali, di potere (economico, politico, religioso, …).
Qualcuno può affermare che , chi è stato giudicato o, addirittura, di serie C; che gli artisti, scartati e/o non considerati, sono artisti mediocri; che è il mercato a giudicare le opere degli artisti (ma – vi è da chiedersi – un artista naif di poco pregio, che si vanta di essere il migliore sul mercato perché ha venduto decine di migliaia di opere a poco prezzo, è veramente il più bravo? Le sue opere sono da considerarsi realmente di valore);che vi è differenza tra un critico (ma, se si toglie quel potere che è riuscito a conquistare con metodi il più delle volte illeciti e/o non relativi al suo effettivo valore, cosa resta?!?!) ed uno ; … Il problema da dibattere è sul metodo. Cioè, come e chi deve avere il compito di giudicare l’arte, di decidere cosa sia arte e cosa no? Chi deve stabilire chi è artista e chi no ed il livello di ognuno? È giusto che sia uno solo o siano in pochi a far ciò (la responsabilità di chi pronuncia verdetti e distribuisce patenti d’arte è altissima)? E, poi, chi deve decidere quali siano i componenti di questa ? In ultimo, come si giudica l’opera d´arte? Non certo dal successo di mercato (spesso condizionato da una scarsa conoscenza del settore – tecniche e norme comprese, o dalle considerazioni ampollose ma poco attendibili di critici ed operatori molto coinvolti), né dall’avallo di un solo critico e/o dal consenso dei politici e/o dai giudizi dei salotti culturali (spesso impressionati dai nomi, ma non in grado di la validità di un’opera e/o di un artista)? Nell´era della globalizzazione e dell’estraneazione delle peculiarità locali, non sarebbe giusto recuperare la propria identità e tornare ad un rapporto più semplice e spontaneo tra fruitore/compratore ed opera d’arte? Insomma, ogni decisione su cosa sia o non sia arte dovrebbe essere fatta in base a criteri il più possibile "oggettivi" e non solo in base a propri individuali convincimenti. Inoltre ogni testo critico, a mio avviso, dovrebbe essere esente da logiche commerciali e fornire una delle opere proposte, dello stile dell’artista e della suo approccio all´oggetto dei suoi lavori? E poi vi è da osservare: è giusto praticare la damnatio memoriae di ciò, che si giudica di secondo piano, per privilegiare solo ciò che è giudicato di primo piano? Infatti, è proprio la cultura del "contesto" con le sue ricerche che deve essere privilegiata dalla critica e dalla storia dell´arte e, in particolare, è il tessuto connettivo della creatività artistica campana (indicata generalmente con il termine di ) a meritare ben altra considerazione artistica! Peggio le cose sono se si vedono da un altro punto di vista. Infatti, vi sono preoccupanti aspetti della situazione artistica contemporanea della nostra regione, che fanno parlare di , che non dovrebbero essere trascurati. Mi riferisco ai criteri ed ai metodi di quelle scelte pubbliche che hanno portato alla realizzazione di importanti (ma per chi?) eventi espositivi nell´ area napoletana, che hanno richiamato l´attenzione anche del grande pubblico ma, a mio avviso e secondo il parere di ogni mente libera ed in grado di pensare autonomamente, sono da considerarsi . Le stazioni della linea uno della metropolitana di Napoli sono state, infatti, abbellite (?!?!?!) con opere di artisti noti provenienti prevalentemente da città europee, americane, mentre la maggior parte di quelli locali, e parlo di coloro i quali esprimono arte a grande livello, non sono stati presi in considerazione. È vero che gli interventi sono stati realizzati da artisti internazionali, ma è anche vero che i soldi sono finiti in (neocolonialismo) e saranno spesi altrove. È vero che le stazioni appaiono quali museo all’aperto, e piacevoli, ma cosa centra Napoli, la Campania, i cittadini ed in particolare la con questi interventi artistici, con queste opere, con queste installazioni, che appaiono del tutto avulse dal contesto sociale e culturale del locus? Occorre operare un’analisi critica ma non malevola, spinta dalla volontà di capire e non di condannare, senza alcun pregiudizio, ed aprire un dibattito con un intento ben preciso: ribadire la dignità dell’arte napoletana e della Campania. L´idea-progetto, lungamente discussa anche se – come al solito – non ha prodotto neanche lo spostamento dell’aria impiegata, della creazione di una a Napoli, contraltare alle scelte politiche, che risvegliasse e rendesse visibile una sorta di coscienza critica dell´arte napoletana, è naufragata di fronte alle lobbies, ai critici-big, alla voglia di protagonismo ad ogni costo degli stessi artisti disposti a distruggere tutto intorno a loro pur di non vedere l´amico-artista in una posizione prevalente. Io sono scettico sulla possibilità di instaurare un dialogo costruttivo e sereno tra quanti volessero esercitare un intervento critico, purché metodologicamente fondato ed alieno da qualsiasi intento che travalicasse il puro spirito della dialettica e dell’ermeneutica artistica; non è sfiducia, ma è l’esperienza che in tanti anni raramente mi ha fatto incontrare critici ed operatori d’arte il cui lavoro sia impostato al . Questo discorso induce a riflessioni profonde che meriterebbero l’apertura di un serio dibattito tra tutti i cultori dell’Arte, quella vera, quella che ha proiettato l’Italia ai massimi livelli assoluti tanto da indicarla come la tenutrice del 70% del patrimonio artistico mondiale ed al diritto agli spazi adeguati ed alla visibilità dei veri artisti. Ben vengano le iniziative come questa di AltaVoce, un’associazione che si impegna da tanti anni a realizzare nel proprio territorio iniziative di valore nazionale ed oltre, in piena libertà da condizionamenti economico-socio- politici, senza legarsi a , urlando ad alta voce e con forza la volontà di essere al di là dei giochi di potere e cercando di conquistare per tanti veri artisti quello spazio a loro spesso negato. L’avere, infatti, proposto la IX edizione di "Contemporanea", una biennale nella quale espongono in minipersonali ben 10 artisti (1 scultore, 7 pittori, 2 fotografi), l’avere edito un catalogo a colori, locandine ed inviti, l´ insistere nelle proprie azioni e non fermarsi di fronte alle difficoltà economiche, logistiche e organizzative testimoniano una ferrea e costante volontà positiva che fa onore a tutti i soci. Non resta che ringraziare per l’impegno profuso nella realizzazione di questa nona edizione di Contemporanea i soci ed in primis il Presidente Francesco Russo con il padrone di casa Nunzio Petruzzo, che ha messo a disposizione il cortile ed il giardino del suo palazzo, in collaborazione con l´associazione turistica Pro Loco di Trentola Ducenta ed ammirare le opere di tutti gli artisti partecipanti: lo scultore Aldo Diana da Vitulazio, i fotografi Antonio D´Albore da Caturano e Marina da Bari, i pittori Antonia Acri da Brindisi, Nadia Lolletti da Sulmona, Carlo Capone, Vincenzo Orazio ed Angelo Ranieri da Aversa, Belgiro di Marzo da S. Maria a Vico ed Anna Scopetta da Caserta.