Si alleggerisce la posizione
del militare di Parete arrestato, il fotografo Max Scarfone, ha detto “Non mi ha chiesto niente”. Il difensore Mario Griffo
si rivolgerà al Tribunale del Riesame

C’è un quinto carabiniere indagato nell’inchiesta relativa ai ricatti ai quali sarebbe stato sottoposto l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, Donato D’A., 42 anni, che nel 2006 fu già coinvolto in un’inchiesta relativa a casi di pedofilia. A lui la Procura di Roma contesta la ricettazione, nella sua casa avrebbe fatto visionare ai potenziali compratori, il video compromettente di cui altri quattro carabinieri erano in possesso. L’uomo è accusato di ricettazione, ed a suo carico non risultano essere stati emessi provvedimenti restrittivi, ha la stessa accusa di uno dei quattro militari arrestati, anch’egli accusato di ricettazione, Antonio Tamburrino di Parete. Infatti questa “disparità” sarà il cavallo di battaglia dell’avvocato del carabiniere paretano, Mario Griffo, per ottenerne la scarcerazione dal Tribunale del Riesame, relativamente alla posizione di Tamburrino risultano significative le dichiarazioni del fotografo Massimiliano Scarfone, che Interrogato dai carabinieri del Ros il 20 ottobre, ha detto: "Sono stato agganciato da Antonio Tamburrino verso la fine di luglio di quest’anno al ristorante "Cacio e pepe. Antonio mi disse che dei suoi amici avevano un video interessante, alla fine di luglio, primi di agosto" e dice ancora – "Con l’agenzia Masi fissai due appuntamenti a Roma. Uno in agosto e uno in settembre. L’agenzia di Milano aveva valutato un possibile compenso per i 3 carabinieri tra i 50 e i 55 mila euro" – e riferendosi nuovamente a Tamburrino ha detto anche "Voglio far presente per onestà che Antonio, a differenza dei colleghi, è al di fuori della vicenda. Tanto che, in mia presenza, non ha visto il video. Penso sia stato utilizzato (…) dagli altri. Antonio non mi ha mai chiesto niente e per quanto a mia conoscenza a lui non sarebbe andato nulla".

s.p.

Di s.p.