Su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna sono state arrestate 23 persone ritenute affiliate al Clan dei Casalesi, gli arresti sono avvenuti nelle province di Modena, Mantova, Napoli e nell’Aversano, controlli sono stati effettuati anche a Forlì e Bologna. La maxi operazione, chiamata "San Cipriano", dal nome del comune vicino Aversa, è stata compiuta dalla Guardia di Finanza di
Bologna e dalla Squadra mobile di Modena. Alcuni indagati sono accusati di aver pestato imprenditori del Sud che una volta trasferitisi al Nord, sono stati seguiti dalla piovra che li ha ricattati nonostante fossero andati via dalla terra nati, subendo così una persecuzione che non conosce confini. Tra gli arrestati, spicca colui che è ritenuto l’attuale capo della colonna modenese dei Casalesi, Alfonso Perrone (detto "’O pazzo"), gli inquirenti ritengono che sia molto vicino al superboss Michele Zagaria, tuttora latitante. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice Bruno Perla su richiesta della Dda, ci sono anche Domenico Esposito (detto "Mimi’ ‘o boxer") e Salvatore Lionetti (detto "’O Zingarone’). Un altro degli arrestati è Mario Temperato, fu sorpreso, in provincia di Padova, a girare alla guida di Ferrari 430 nonostante dichiarasse uno scarso reddito, è ritenuto vicino ai figli del boss detenuto Francesco Schiavone ‘Sandokan’. Tra gli episodi più gravi contestati, c’e’ quello di un imprenditore pestato a sangue a San Prospero, nel modenese, il 6 dicembre 2008, ferito gravemente non lo avrebbero lasciato in pace nemmeno in ospedale. Altre intimidazioni sarebbero avvenute nei confronti di due titolari di un night a Modena, e di imprenditori edili. In un caso uno è stato costretto a rinunciare ad una gara d’appalto per ristrutturare un condominio. Spesso per il lavoro sporco venivano assoldati picchiatori albanesi. In tutto le vittime sarebbero nove. I Pm che hanno firmato le richieste d’arresto sono: Lucia Musti, Enrico Cieri e Pasquale Mazzei. Gli inquirenti ritengono che la colonna modenese del clan avesse come covo un garage a Nonantola, nel modenese. Dietro minacce, un ristoratore sarebbe stato persino costretto ad assumere alcune donne ucraine incinte, compagne dei boss. Le stesse poi potevano godere dei benefici pubblici in caso di maternità. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati anche vari immobili, nei comuni di Nonantola, Castelfranco, San Prospero, Bomporto e nel napoletano.

Salvatore Pizzo

Di red