L’arresto
Il sacerdote fu arrestato dopo che i militari notarono un’auto ferma in una stradina isolata, si avvicinarono, e secondo le accuse, contestate dal Pm Antonio Ricci, notarono che il parroco avrebbe costretto il ragazzino a subire inequivocabili atti sessuali. Cerullo, secondo fonti legali, vistosi scoperto avrebbe tanto di scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un inseguimento, lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in un punto in cui la strada campestre è diventata impercorribile.
Le motivazioni di primo grado
Il giudice Chiaromonte nella sentenza di primo grado ha scritto che Cerullo una volta fermato dai carabinieri “ammetteva spontaneamente quanto accaduto, aggiungendo anche ulteriori particolari”, poi in sede di convalida dell’arresto “ridimensionava se non addirittura escludeva le sue responsabilità”. Lo aveva portato con se per andare ad acquistare colori che dovevano servire ad addobbare il presepe. Dallo stesso atto si è appreso anche che il ragazzino ha rivelato agli inquirenti che don Cerullo, gli avrebbe chiesto di avere rapporti sessuali anche in precedenti occasioni. Il Consulente della procura nella sua perizia aveva sostenuto che gli abusi sarebbero avvenuti più di una volta, e il giudice nelle motivazioni scrisse che il prete avrebbe mandato al 12enne: “messaggi amorosi e persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali”. Abusi che sarebbero avvenuti non solo in auto ma anche nell’abitazione di don Cerullo, in merito a questo il difensore nel tentativo di farlo scagionare, ha ricordato che in casa potevano esserci anche i suoi parenti, inoltre lo ha descritto come un promettente teologo. Dall’inchiesta è emerso che Don Marco Cerullo, aveva contatti con il 12enne non solo perché era il suo insegnante di religione in un scuola media (secondaria di primo grado) di Villa Literno, ma era considerato dalla famiglia dell’adolescente una figura di riferimento.
Salvatore Pizzo