Siamo alle solite, ancora una volta un’autorità scolastica nell’esercizio delle proprie funzioni è stata aggredita, questa volta si tratta di un dirigente scolastica di un istituto comprensivo di Milano. Sono oltre 24 ore dal fatto, ma nessun politicante ha manifestato la propria solidarietà e la vicinanza delle altre istituzioni a questo ennesimo grave episodio. A picchiare la preside è stata una donna,
madre di un bambino che frequenta la quarta elementare, dopo la violenze la vittima è finita anche al pronto soccorso, è ora che il Ministero della Pubblica Istruzione agisca nei confronti di queste persone che intimidiscono le autorità scolastiche, dirigenti e docenti, spesso l’Avvocatura dello Stato viene usata solo per costituirsi in giudizio contro i tanti docenti che sono costretti a ricorrere alla magistratura per vedersi riconosciuti i propri diritti. A molti sfugge che docenti e presidi nell’esercizio delle loro funzioni sono pubblici ufficiali, rappresentano l’Autorità dello Stato, uno stato picchiato.
Ecco cosa dice la legge
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Cassazione penale , sez. III, 11 febbraio 1992
"La qualità di pubblico ufficiale deve essere attribuita a tutti gli insegnanti di scuole statali, in quanto essi esercitano una funzione disciplinata da norme di diritto pubblico e caratterizzata dalla manifestazione della volontà della Pubblica Amministrazione e dal suo svolgersi attraverso atti autoritativi e certificativi. (…)”.
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Ai sensi dell’art. 337 Codice Penale: “Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”.