“Una fila di case abusive di rara bruttezza dove si è esercitata la fantasia perversa di geometri e manovali in un allucinato incastro di balconi e terrazzini, balaustre e comignoli, scalette e tettoie, si vedono degli archi. Sopra, hanno piazzato lo scheletro osceno di una villa fuorilegge, bloccata a metà lavori dal soprassalto di qualche giudice o qualche vigile urbano fino ad allora assai distratto”
Ovunque nel mondo avessero la tomba Scipione essa sarebbe un vanto per la collettività ed un luogo preservato non solo per l’importanza storica, ma anche una fonte di ricchezza per l’economia locale. Come del resto l’antica Liternum, il Lago Patria ed il nostro circondario tutto, che non è altro quello che resta della Maremma Liternina. Dalle nostre parti il popolo non si rende conto che custodisce quell'”Elmo di Scipio di cui l’Italia si è cinta la testa”, di cui parla l’Inno Nazionale, oltre a mille altre testimonianze di un passato fecondo. Lo scempio in cui è tenuta l’area dove sorge la tomba del generale che sconfisse i cartaginesi è stato riassunto bene qualche giorno fa da Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera. Il titolo è un chiaro riassunto di quello che il famoso giornalista descrive: “I vandali di Scipione (sterpi e poltiglia di cemento abusivo nel buen retiro del generale romano)”. Scrive Stella, fotografando con la sua penna i nostri luoghi assassinati dai loro stessi abitanti: “Oggi il Lago Patria sul quale si affaccia l’omonima contrada, a nord di Pozzuoli, è un ammasso di casette orrende, pergolati orrendi, condomini orrendi solcati da un delirio di strade e stradine, aborti di superstrade a quattro corsie e ristorantoni simil-Hollywood e pasticcerie neo classiche e bar da due ettari ornati da insegne spropositate. Una poltiglia di cemento che, nel totale disinteresse per le regole, ha ingoiato tutta la costa (…)”. Stella è ancora più esaustivo, quando dice: “Guardando oltre il canneto il lago, sulla sinistra, in fondo a una fila di case abusive di rara bruttezza dove si è esercitata la fantasia perversa di geometri e manovali in un allucinato incastro di balconi e terrazzini, balaustre e comignoli, scalette e tettoie, si vedono degli archi. Sopra, hanno piazzato lo scheletro osceno di una villa fuorilegge, bloccata a metà lavori dal soprassalto di qualche giudice o qualche vigile urbano fino ad allora assai distratto”. Stella ha ragione. Tuttavia bisognerebbe indagare nelle nostre menti, quando ci gongoliamo di quei lavori commissionati a quei geometri perversi, quasi a cercare un’eutanasia fatta di mattoni abusivi.
Salvatore Pizzo