(dal sito della SIFPP Società Italiana Formazione Psichiatria Penitenziaria). Il nome della città di Aversa, di per se, evoca da tempo lontano immagini di manicomi e suoi ospiti, ma non solo: le influenze normanne ed arabe, romane e del papato hanno reso questa città un miscuglio di stili e culture che misteriosamente riescono a trovare una propria unità concettuale, che si traduce a sua volta in una storia sorprendente ed affascinante.
Eppure nella città di Aversa questo è il primo Museo che ufficialmente si apre, non essendo conservata in modo strutturato alcuna delle memorie storiche che hanno fatto questa città, forse perché qui, come Altrove, il tempo si è accavallato sul tempo, lasciando segnali antichi ma ancora attuali, quotidianamente vissuti come un museo all’aperto, che non necessita di altri ricordi.
Ed è il primo Museo Storico che in assoluto viene inaugurato in un Istituto Psichiatrico Giudiziario che è ancora funzionante, con la sua storia e la sua attualità, e che, come ogni museo che si rispetti, è indiscutibilmente un luogo dell’Orrore e dell’Errore: è cioè la rappresentazione del come si era (L’Orrore) in relazione al come si è (l’Errore) e viceversa.
Un museo ed un manicomio si somigliano però, oltre che per questa coincidenza, anche per una strana atemporalità che mischia epoche e costumi in un tempo fermo e perduto.
Il Manicomio Criminale, in più, aggiunge a tali peculiarità la delimitazione dello spazio data dalle sbarre.
Un Museo Storico nel Manicomio Giudiziario di Aversa può essere tutto questo, ed oltre.
Ed è proprio Oltre, o meglio Altrove (l’altrove del tempo, non dello spazio) che emerge il profondo senso di questo Museo, non teso ad una esaltazione del passato o alla dimostrazione di come le cose possono essere cambiate, ma tutto concentrato su di un unico, duro, pragmatico, minaccioso obiettivo: mostrare non solo quello che eri, ma quello che potresti tragicamente tornare ad essere.
E’ qui dunque, in questo mostrare ceppi, manufatti, foto ingiallite e scritti deliranti, il senso di questo museo che, al di là della curiosità morbosa o scientifica che sia, rammenta come possa essere facile tornare ad essere quello che credevi passato, con quale terrifica semplicità la storia rischia di diventare infinita, mai ripetendosi in quanto continua, in un alternarsi di aperture e reazioni, ergoterapie e letti di contenzione.
La possibilità di confrontarsi con un passato doloroso in rapporto ad un presente tranquillizzante viene dunque annullato dal rischio di un imbarbarimento che è sempre pronto a ricomparire nel momento in cui la cultura e la storia si annullano nella ripetizione di se stesse divenendo farsa e tragedia al tempo stesso. Il confronto è quindi con un futuro che può e deve rappresentare la possibilità della scomparsa dell’orrore e dell’errore, e la scoperta dell’Altrove.
L’Altrove del tempo, per l’appunto.
Adolfo Ferraro